Furti d’acqua lungo la condotta Gela-Aragona, undici i condannati
Si è concluso con undici condanne il processo, celebrato con rito abbreviato al tribunale di Gela, per furti d’acqua lungo la condotta Gela-Aragona. Gli imputati, la maggior parte dei quali sono produttori agricoli della zona, sono stati condannati a pene comprese tra un anno e un anno e quattro mesi, nonché al pagamento della provvisionale in favore di Siciliacque quale presupposto per la concessione della sospensione condizionale della pena. E’ invece ancora in fase dibattimentale il procedimento nei confronti di altri cinque imputati che hanno scelto il rito ordinario.
«La sentenza di primo grado del Tribunale di Gela, che ha condannato per furto pluriaggravato di acqua 11 persone imputate nel processo con rito abbreviato, scaturito dall’operazione H2O, rappresenta un importante riconoscimento del lavoro di denuncia e contrasto ai furti idrici svolto in questi anni da Siciliacque e conferma la gravità di un fenomeno che sottrae risorse vitali alla collettività». Ad affermarlo è la società di gestione del servizio idrico di sovrambito sul territorio regionale, che si è costituita parte civile nel giudizio penale. Un’indagine coordinata dalla procura di Gela e condotta dalla polizia. Adesso sono state rese note le motivazioni della sentenza, contenute in 318 pagine.
: Ad insospettire Siciliacque, la poca acqua che arrivava ai serbatoi comunali. Nel marzo 2020 «benché la società avesse immesso una portata di acqua pari a 75 litri al secondo – si legge nelle motivazioni – all’altezza del nodo di Gela, tenuto conto che circa 3 litri al secondo della complessiva portata venivano impiegati per le forniture clienti di Siciliacque, giungevano al serbatoio Safarello di Licata appena 2 litri al secondo di acqua, discrepanza ritenuta indicativa della sottrazione illecita di un significativo quantitativo di acqua con evidenti ripercussioni sul servizio idrico di Licata. Sulla scorta di tali dati, la società assumeva l’esistenza di un’illecita rete idrica parallela collegata, in alcuni punti, alla condotta principale con furto d’acqua per un quantitativo di circa 70 litri al secondo, corrispondente al 93 per cento dell’intera portata d’acqua immessa all’interno dell’acquedotto Gela – Aragona dalla società Siciliacque». A quel punto, la società di sovrambito, vista la gravità del fenomeno, il 18 marzo 2020, si è rivolta alla prefettura «al fine di sollecitare la predisposizione di mirati servizi di vigilanza sul territorio per far luce su quanto stava accadendo».
La sentenza di primo grado nel procedimento con rito abbreviato giunge al termine dell’inchiesta avviata a seguito delle denunce presentate da Siciliacque per rilevanti e ripetuti disservizi registrati lungo l’acquedotto di sovrambito Gela–Aragona. Le indagini, avviate nel 2019 dal commissariato di Gela e dalla Squadra mobile di Caltanissetta, hanno accertato l’esistenza di una vera e propria rete parallela di tubazioni realizzata illecitamente, che consentiva a diverse aziende agricole di appropriarsi di ingenti quantitativi d’acqua potabile destinata al servizio pubblico.
«L’impegno di Siciliacque nel contrasto ai furti idrici – sottolinea il gestore di sovrambito – prosegue lungo l’intera infrastruttura (estesa per circa 1.700 chilometri) con particolare attenzione alla tratta Gela-Aragona, storicamente la più esposta al fenomeno degli allacci abusivi. Un fenomeno che s’intensifica nei mesi estivi, soprattutto nel tratto compreso tra la zona industriale di Butera e Licata e tra Torre di Gaffe e Licata, con una forte concentrazione nell’area di Licata, dove i volumi sottratti hanno raggiunto in media i 30 litri al secondo».
Per rafforzare ulteriormente le attività di prevenzione e contrasto, Siciliacque sta mutuando sulle reti idriche l’esperienza e il know-how del gruppo Italgas (socio da ottobre 2023) nel campo della digitalizzazione delle reti, potenziando ulteriormente le attività di bonifica con l’ausilio di nuove tecnologie già testate con successo e di sistemi mobili di videosorveglianza e di rilevazione avanzati controllati da remoto, oltre ad intensificare la collaborazione con le forze dell’ordine, la magistratura e le autorità locali, a tutela dell’infrastruttura gestita e dell’interesse pubblico alla regolare erogazione del servizio idrico di sovrambito. La sentenza è stata emessa dal giudice Eva Nicastro.
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