Frodi fiscali a Bergamo. «Non favorirono gli Arena di Isola Capo Rizzuto»
Non c’è stata l’ombra della cosca Arena sul gruppo criminale formato da persone originarie di Isola Capo Rizzuto, che sarebbe stato capace di realizzare nella Bergamasca negli anni 2016-2021 un «meccanismo» di falsa fatturazione attraverso società cartiere, in grado di sottrarre allo Stato 20 milioni di euro di tributi non pagati. Lo scrive il gup del Tribunale di Brescia, Alessandro d’Altilia. Che, nella sentenza con la quale il 19 novembre 2025 ha inflitto 25 condanne e assolto 14 imputati nel processo di rito abbreviato, spiega le ragioni che l’hanno portato ad escludere l’aggravante della finalità mafiosa a carico dell’organizzazione capeggiata da Martino Tarasi (pena di 10 anni e 1 mese di carcere) e Antonio Astorino (5 anni, 6 mesi e 10 giorni).
Come si ricorderà, l’inchiesta vide la luce il 5 settembre 2022 con 33 arresti eseguiti dai carabinieri e dai finanzieri di Bergamo sotto il coordinamento della Dda di Brescia. Che ha sempre sostenuto che il sodalizio dedito a commettere raggiri fiscali si sia mosso per agevolare la ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto. Come? Puntando sulla presenza, tra le sue fila, di Martino Tarasi, ritenuto «organicamente inserito» nel ramo “Cicala” degli Arena. Diversa invece la valutazione del giudice. Secondo il quale – riportano le motivazioni – Martino Tarasi e i suoi sodali hanno badato solo al «proprio profitto personale» senza avvantaggiare la cosca.
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