Marche

frattura non vista, figlio risarcito. Condannati l’Ast e il medico curante

OSIMO Una caduta dalle conseguenze fatali. Risale all’11 gennaio 2017 la morte di un’anziana maceratese affetta da demenza senile. Il decesso era avvenuto all’ospedale di Osimo per arresto cardiorespiratorio causato da uno shock settico. Poco più di un mese prima era caduta nel cortile della casa di riposo dove dimorava, a Loreto.

La somma

A distanza di nove anni dai fatti, il giudice civile ha riconosciuto le responsabilità per quella morte che, con i dovuti accorgimenti diagnostici, si sarebbe potuta evitare. Il figlio dell’anziana, assistito dall’avvocato maceratese Renzo Merlini, dovrà essere risarcito dall’Ast e dal medico curante della donna. Dottore che ha fatto manleva sull’assicurazione. Disposta una somma complessiva di 262mila euro. Nessuna ripercussione, seppur chiamata in causa, per la casa di riposo di Loreto. I fatti. Il primo accesso all’ospedale di Osimo della 85enne (in parte autosufficiente) risale al 7 dicembre del 2016, dopo una caduta nel cortile esterno della struttura che la ospitava. Per il giudice sussiste l’inadempimento da parte dei sanitari che avevano dimesso la donna con una prognosi di 8 giorni dopo averle saturato una ferita alla lingua. Nessuna frattura rilevata. Tornata nella casa di riposo, aveva accusato forti dolori alla bocca e alla mandibola. Il 18 dicembre, gli operatori della casa di riposo avevano chiamato la guardia medica, la quale aveva consegnato l’immediato trasporto all’ospedale di Torrette. Qui i medici avevano diagnosticato oltre alla ferita alla lingua, la frattura della mandibola, con conseguente dislocazione, e un importante trauma cranico, per cui rimaneva ricoverata fino al 6 gennaio 2017. Il giorno dopo, tornata alla casa di riposo, aveva accusato febbre alta. Quattro giorni dopo il trasferimento all’ospedale di Osimo e il decesso.

Il consulente del giudice ha stabilito un nesso causale tra le omissioni diagnostiche avvenute al nosocomio osimano e la morte dell’anziana. Ma non solo, avrebbe dovuto fare qualcosa di più anche il suo medico curante, responsabile – durante la visita nella struttura di Loreto il 9 gennaio – «di non aver rivalutato (previa segnalazione e interlocuzione con l’interessata e i parenti) il regime di degenza (così mantenendo il regime assistenziale preesistente, anziché quello più pregnante di residenza protetta o residenza sanitaria assistenziale), quanto il non aver prescritto l’esecuzione di esami e accertamenti approfonditi» di fronte ai dolori patiti dalla paziente.




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