France 2030: progetti e visioni del Paese
16.02.2026 – 20.30 – Negli ultimi anni la Francia ha lanciato un progetto ambizioso, concreto e soprattutto dotato di risorse, visione e obiettivi chiari: il piano “France 2030”, un programma nazionale di investimenti da circa 54 miliardi di euro volto a trasformare l’economia francese, rafforzare la sovranità tecnologica e industriale e preparare il Paese alle sfide dei prossimi dieci anni. Questo piano copre settori concreti come il digitale, l’energia pulita, le biotecnologie, l’industria delle batterie, il settore spaziale e la salute, e include obiettivi specifici, finanziamenti per startup, incentivi alla formazione e investimenti in infrastrutture di ricerca e sviluppo. Entro il 2030 la Francia punta, tra le altre cose, a formare 400.000 persone nei mestieri del futuro, sostenere centinaia di progetti innovativi e creare un ecosistema tecnologico competitivo a livello globale.
Eppure a sud delle Alpi, in Italia, la percezione dominante continua a essere diversa: l’innovazione e la ricerca sono spesso trattate come concetti astratti, discutibili in convegni accademici, ma lontani da una reale svolta strutturale. Le università italiane, pur vantando storie prestigiose, mostrano segni evidenti di stanchezza e difficoltà nel competere sulla scena internazionale. Secondo il ranking CWUR 2025, l’80% degli atenei italiani presenti nella classifica delle migliori al mondo ha perso posizioni rispetto all’anno precedente. Questo dato è l’immagine di un sistema che fatica ad attrarre talenti come a generare innovazione di rilievo globale.
La contrapposizione tra il dinamismo pianificato di “France 2030” e l’apparente inerzia delle università italiane assume contorni quasi drammatici se si considera che il ruolo delle istituzioni accademiche oggi non può più limitarsi alla semplice didattica o alla ricerca teorica fine a se stessa. Nel mondo contemporaneo, università e centri di ricerca devono essere motore di sviluppo economico, incubatori di imprese innovative e partner attivi dell’industria. In Francia, infatti, parte dei fondi del piano nazionale sono destinati a promuovere l’eccellenza degli ecosistemi di istruzione superiore, la collaborazione pubblico-privato e il potenziamento della formazione specialistica.
In Italia, nonostante qualche iniziativa lodevole, il sistema universitario appare spesso frammentato, sottofinanziato e poco allineato alle esigenze del mercato. Le riforme in corso tentano di rafforzare l’attrattività dell’università, aumentare l’interdisciplinarità dei corsi e incentivare la mobilità dei ricercatori. Ma mentre la Francia stanzia miliardi per creare un ecosistema dove le imprese e le università operano fianco a fianco, in Italia si discute ancora su come distribuire risorse già disponibili e su quale debba essere il ruolo della ricerca nella crescita economica. Il risultato è che molti giovani talenti e ricercatori italiani scelgono di andare all’estero, attratti da sistemi che offrono infrastrutture migliori, possibilità di carriera più stabili e progetti di ricerca con prospettive concrete.
La discrepanza tra l’approccio francese e quello italiano è culturale, e non soltanto finanziaria. Da una parte c’è un’idea ambiziosa di futuro, sostenuta dallo Stato e da investimenti massicci in nuove tecnologie e formazione; dall’altra un sistema universitario che sembra spesso inseguire i trend anziché guidarli, con riforme lente, burocrazia soffocante e un ecosistema produttivo incapace di capitalizzare la ricerca accademica. Senza una strategia nazionale chiara, risorse adeguate e una governance forte, l’Italia rischia di rimanere spettatrice in un mondo dove la competizione per il talento e l’innovazione è sempre più feroce.
Al di là delle statistiche e delle classifiche, la posta in gioco è enorme: si tratta del ruolo stesso che il Paese vuole giocare nel XXI secolo. Se l’Italia non riuscirà a mobilitare le sue università, integrarle con l’industria e trasformare la ricerca in valore economico e sociale, rischia di perdere in competitività e un’intera generazione di menti valide e brillanti desiderose di cambiare il mondo. Il ritardo in questione non è solo culturale: è un pericolo per il futuro del Paese stesso.
[e.c.]



