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Fox Hunt, il multiplayer che sorprende e diverte

Fox Hunt è la costola multiplayer di Metal Gear Solid Delta Snake Eater e propone match a base di scontri e vere e proprie fasi di nascondino, in linea coi principi ludici della serie. Ci siamo approcciati a questa modalità con qualche dubbio sulla sua efficacia, lo ammettiamo, ma dopo averla provata per alcune ore dobbiamo dirvi che non ci è dispiaciuta affatto, e che anzi al netto di qualche spigolo ha saputo regalarci delle soddisfazioni, come stiamo per spiegarvi.

Mappe, meccaniche, missioni: i pilastri di Fox Hunt

Anzitutto, le basi. Fox Hunt è una specie di programma di selezione pensato per scovare gli aspiranti membri dell’unità FOX più abili. Proprio per questo motivo le tre mappe dalla giusta ampiezza attualmente disponibili nella modalità sono versioni modificate di alcuni scenari ben noti attraversati da Naked Snake (membro di FOX) durante l’avventura principale e fanno tutte il loro dovere come teatro di sparatorie e frangenti di nascondino dove non manca la tensione.

Tra la presenza di alture da cecchinaggio, di strutture interne come il casolare di legno o il magazzino abbandonato e le varie superfici abilmente posizionate dal team per consentire agli sfidanti di mimetizzarsi con l’ambiente, gli appassionati di Metal Gear si sentiranno subito a casa nel condurre le operazioni al loro interno (Guarnigione Fantasma e variante che riprendono porzioni del complesso di Groznyj Grad, così come Giardino sacro ci son piaciute particolarmente). Prima di lanciarsi in missione però anche i veterani farebbero bene a trattenersi nel campo di addestramento, e non solo per prendere confidenza con le bocche da fuoco messe a disposizione dei combattenti, ma per visionare gli utili tutorial atti a illustrare le dinamiche di gameplay cardine di Fox Hunt.

Cominciamo da Percezione Vivida, che quando attivata consuma la barra del vigore e consente di individuare le casse di scorte, gli oggetti di missione e i nemici nelle vicinanze. È proprio così che gli avversari potranno scovare la posizione del nostro soldato e in quel caso un indicatore a forma di punto esclamativo ci segnalerà la cosa (più lampeggerà velocemente, più lo sfidante sarà prossimo a noi). Troviamo poi Casse di Scorte di rarità differente, da aprire impiegando alcuni secondi per riempire gli spazi di quello che è un inventario limitato, atto a contenere armi, oggetti per ripristinare salute e vigore e altri più particolari di cui parleremo a breve. Ultima, ma non per importanza, è la finestra dell’AT-Camo, ai cui slot base se ne possono addizionare altri giocando.

Sono questi gli spazi in cui bisogna inserire le mimetiche che, alla pressione di un tasto, rivestono rapidamente l’utilizzatore e lo fanno passare per una parte di manto erboso o nevoso, un cumulo di detriti o mattoni e altre superfici molto più “specifiche” che non ci sembra giusto svelarvi. Sbloccando più varianti di AT-Camo sarà insomma possibile mimetizzarsi al meglio nell’ambiente e neanche a dirlo è necessario studiare con attenzione tutte le possibilità di camouflage offerte dalle mappe. Del resto, e ci abbiamo messo pochi match finiti in sconfitte per rendercene conto, saper restare nascosti in Fox Hunt è più importante del saper sparare, proprio per la natura delle due tipologie di missioni previste. Entrambe prevedono la partecipazione di un massimo di 12 concorrenti divisi in squadre da due e sono divise in fasi in cui si verifica una progressiva riduzione del numero di partecipanti. In Sopravvivenza Acquisizione si supera il turno mantenendo nel proprio inventario una bambola Kerotan sino al termine del timer, questo in tutte le fasi di cui il match si compone. Le statuette totali presenti sul terreno e quindi da strappare ai nemici o da scovare esplorando la mappa diventano sempre meno a ogni turno e già qui c’è bisogno di parlare di una meccanica interessante. Facendo un po’ di pratica e assecondando le intelligenti dinamiche rischio-ricompensa di Fox Hunt si potrebbe decidere di non arraffare solo una Kerotan per poi andarsi a nascondere, ma continuare la caccia per tenerne con sé in più unità, così da ridurre più in fretta il numero di concorrenti che ottiene l’accesso alla fase successiva.

Inoltre, si potrebbe donare una Kerotan al proprio alleato se questi non è riuscito a recuperarla da solo (e viceversa). Insomma, Sopravvivenza Acquisizione apre a scenari interessanti, che donano un piacevole fattore di imprevedibilità ai match. Questo anche perché se ci si va a nascondere senza aver raccolto un buon equipaggiamento per difendersi dai possibili assalti nemici si rischia di perdere facilmente le bambole faticosamente raccolte (dopo una dipartita si torna in gioco dopo alcuni secondi, ma magari non si ha più il tempo di riparare all’errore). In Sopravvivenza Incursione invece bisogna recarsi in specifiche aree delle mappe che ospitano una statuetta Ga-Ko (le papere gialle) mimetizzata. Una volta individuata e colpita una Ga-Ko si attiva una zona, che la squadra deve presidiare sino allo scadere del tempo. Sempre meno aree da poter presidiare di fase in fase portano all’elezione del vincitore.

Soprattutto in questo secondo tipo di missione – proprio per il bisogno di doversi coordinare per la difesa delle zone – alle volte abbiamo avvertito l’handicap di giocare in coppia con uno sconosciuto. Ove possibile insomma consigliamo di affrontare l’incarico in compagnia di un amico (possibilità prevista da Fox Hunt assieme alla creazione di stanze online personalizzabili), al netto del fatto che in certi match ci siamo ritrovati a collaborare con utenti desiderosi di “giocare bene”, con cui siamo riusciti a intenderci anche soltanto tramite i messaggi radio inviabili e a elaborare ingegnose strategie.

Il campo di battaglia e i contenuti sbloccabili

Come dicevamo in apertura, Fox Hunt ci ha fatto divertire, lasciandoci in più occasioni con un sorriso stampato sul volto dopo un piano ben riuscito. Grande merito di questo è proprio del sistema di camouflage, perché con la mimetica corretta su una data superficie e nella posizione più indicata a seconda della situazione si può diventare quasi invisibili, senza esagerazioni. Questo è un elemento che genera un pizzico di tensione su base costante durante le missioni, perché non si sa mai da dove potrebbe sbucare il nemico. Al tempo stesso, un buon uso dell’AT-Camo (con la variante indossata che diventa inutilizzabile per qualche tempo dopo aver ricevuto danni) può trasformare in letali predatori, soprattutto se in combinazione coi gadget giusti.

Tra gli oggetti utilizzabili per mettere i bastoni tra le ruote agli sfidanti infatti ci sono esche facilmente scambiabili per avversari reali e basta colpirle per restare accecati per qualche secondo. Uno degli strumenti più sfiziosi in questo ambito è rappresentato dai modellini di Metal Gear come il Ray e il Rex. Quando uno dei nemici si avvicina alla statuetta se ne innamora e comincia a prodursi in un’animazione forzata di apprezzamento (è questo certamente un omaggio al mondo degli Otaku e quindi al buon Otacon). Ecco, immaginate simili gingilli in combo con un buon nascondiglio e un fucile a pompa a portata di mano. A proposito di armi da fuoco, al netto di una sonorizzazione non particolarmente convincente si sono rivelate piacevoli da utilizzare sia in prima che in terza persona ma dobbiamo dirlo: il time to kill – e pure con headshot al seguito – ci è parso alle volte sin troppo esteso.

Allo stesso tempo, la cadenza di tiro di alcuni fucili e mitragliatrici si è rivelata un pelino troppo bassa. Sì, tramite appositi kit di potenziamento è possibile migliorare gli strumenti di morte per renderli più letali in battaglia, ma crediamo comunque che il team debba affinare il bilanciamento dell’arsenale. Aiuterebbe anche l’introduzione della raccolta automatica delle munizioni legate alle armi possedute dal combattente, perché andrebbe a facilitare una gestione dell’inventario che nei momenti concitati della partita è stata alle volte problematica, si pensi a quando abbiamo dovuto far spazio e scartare un oggetto per poi raccoglierne un altro in mezzo al fuoco incrociato. Passando alle prese e al corpo a corpo (al CQC in sostanza) abbiamo altre perplessità.

La legnosità della sequenza dei pugni col calcio conclusivo si fa sentire quando al posto di avversari controllati dall’IA ci sono sfidanti reali che possono sfuggire agilmente all’offensiva e inoltre sorprendere un avversario con una presa e scagliarlo a terra non vale la candela: certo, si può arrivare a stordirlo, ma durante la manovra di per sé non letale si resta esposti agli attacchi degli altri partecipanti. Eppure, spigoli a parte, arrivare sino in fondo alle fasi di Fox Hunt grazie al proprio talento nello stealth genera sensazioni di vivo appagamento. Una manciata di mappe e due tipi di missione non rappresentano certo un pacchetto contenutistico nutrito, ma con la sua imprevedibilità e i suoi elementi sbloccabili Fox Hunt ha le carte in regola per offrire alcune ore aggiuntive di sano intrattenimento ai possessori di Delta Snake Eater.

Portando a termine le missioni – anche in caso di sconfitta – si guadagnano Punti Esperienza tramite una valutazione basata su parametri specifici ed è accumulandone a sufficienza che si sale di grado. A ogni level up si guadagna una somma di monete ricompensa, da spendere per acquistare dei set di loot box in un menu chiamato Sala Sopravvivenza.

Aprire queste scatole assegnate casualmente significa sbloccare svariati premi, si pensi alle nuove frasi da comunicare agli alleati in radio, alle varianti di AT-Camo e, più d’ogni altra cosa, ai travestimenti per assumere l’aspetto di soldati diversi da quello standard, come pure di molte figure chiave di Metal Gear Solid 3. Membri dell’unità Cobra come The Fear, The Sorrow e la leggendaria The Boss non mancano all’appello, e lo stesso possiamo dire di Ocelot, Naked Snake e persino Major Zero (qui la recensione di Metal Gear Solid Delta Snake Eater). Condividiamo inoltre la scelta del team di conferire bonus molto semplici a chi scende in capo con questi personaggi, legati alla sola rapidità del recupero di energia vitale e vigore. Del resto vantaggi più significativi avrebbero rischiato di sbilanciare l’esperienza ludica. Tornando alla Sala Sopravvivenza, è qui che possiamo personalizzare la nostra scheda giocatore coi Titoli acquisiti – eseguendo determinate azioni in partita – e le Targhette. Sulla base di quanto vi abbiamo detto, se Konami avesse previsto un piano d’espansione per Fox Hunt con nuove mappe, personaggi e, perché no, ulteriori tipi di missione non ci dispiacerebbe affatto.




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