Fonti rinnovabili, Italia leader in Europa nelle aste solari
Le tensioni geopolitiche tornano a mettere sotto pressione il sistema energetico europeo. L’escalation del conflitto in Medio Oriente e le difficoltà attorno allo Stretto di Hormuz – uno dei principali corridoi energetici globali – hanno provocato una rapida impennata dei prezzi internazionali di petrolio e gas, con effetti immediati anche sul costo dell’elettricità. Nei primi dieci giorni della crisi, segnala il think tank energetico indipendente Ember, il costo dell’elettricità prodotta dalle centrali a gas nell’Ue è aumentato di oltre il 50%. Questo perché nel mercato europeo sono spesso proprio gli impianti termoelettrici a determinare il prezzo finale dell’energia. Il legame tra combustibili fossili e bollette resta infatti una delle principali fragilità del sistema elettrico europeo.
Allo stesso tempo, la transizione energetica sta modificando il mix di produzione. Sempre Ember osserva che nel 2025 le fonti rinnovabili hanno coperto circa il 47% della generazione elettrica nell’Ue, confermandosi la principale fonte di elettricità del continente e rafforzando la progressiva riduzione del peso dei combustibili fossili nel mix energetico europeo. Le tecnologie pulite stanno diventando sempre più competitive anche dal punto di vista economico. Lo confermano i dati dell’Agenzia internazionale per l’energia, secondo cui il costo medio lungo il ciclo di vita degli impianti eolici e fotovoltaici in Europa si colloca tra 50 e 75 dollari per megawattora, contro circa 165 dollari del nucleare e oltre 200 dollari per gas e carbone. Inoltre, l’Agenzia europea dell’ambiente stima che il raggiungimento degli obiettivi climatici al 2030 potrebbe ridurre i prezzi all’ingrosso dell’elettricità fino al 60%, grazie alla minore dipendenza dai combustibili fossili.
In Italia questa trasformazione è già in corso. Nel 2025 quasi il 48% dell’elettricità prodotta è arrivata da fonti rinnovabili, nonostante una produzione idroelettrica inferiore alla media. A trainare la crescita è stato soprattutto il fotovoltaico, che in un solo anno ha generato circa 9 terawattora di elettricità in più rispetto all’anno precedente, uno degli incrementi più significativi mai registrati nel sistema elettrico nazionale.
Al netto dei progressi, il ritmo di crescita delle rinnovabili resta ancora insufficiente rispetto agli obiettivi fissati dal Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec). Nel 2025 sono stati installati 7,2 gigawatt di nuova capacità rinnovabile, leggermente meno rispetto ai 7,5 GW del 2024. Il problema è che nel prossimo quinquennio il Paese dovrà aggiungere almeno 55 gigawatt di nuova capacità rinnovabile, più del doppio di quanto realizzato negli ultimi anni.
Gran parte della crescita futura passerà attraverso strumenti di mercato come i contratti di acquisto di energia a lungo termine tra imprese e produttori – i cosiddetti corporate power purchase agreement (Ppa) – e le aste pubbliche per le rinnovabili. Secondo SolarPower Europe, la principale associazione dell’industria fotovoltaica europea, tra il 2022 e il 2025 i Ppa hanno sostenuto 92 gigawatt di nuove installazioni fotovoltaiche nell’Ue, una capacità equivalente al fabbisogno energetico di circa 28 milioni di famiglie.

Anche il mercato delle aste è tornato a crescere dopo una fase di rallentamento tra il 2022 e il 2023. Nel 2025 le procedure competitive europee hanno assegnato 25,2 gigawatt di capacità solare, il valore più alto mai registrato. In questo scenario l’Italia ha assunto un ruolo sempre più rilevante, diventando il principale mercato europeo delle aste solari e superando Germania, Francia e Paesi Bassi. Il quadro è cambiato con il nuovo schema Fer-X transitorio. Guardando ai risultati del meccanismo italiano, la gara principale per il fotovoltaico ha assegnato circa 7,7 gigawatt di capacità, a fronte di oltre 10 gigawatt di progetti presentati, segno di una forte partecipazione del mercato. Il prezzo medio delle offerte vincitrici si è attestato attorno a 56,8 euro per megawattora, un livello competitivo rispetto ai prezzi medi dell’elettricità registrati sul mercato all’ingrosso.
Prezzi così bassi, tuttavia, potrebbero diventare più difficili da sostenere nei prossimi anni. L’aumento dei costi delle componenti e le tensioni nelle catene di approvvigionamento globali stanno infatti riportando pressione sull’economia dei nuovi progetti rinnovabili. Accanto alla gara principale è stata introdotta anche una categoria dedicata alla resilienza della filiera, pensata per favorire una maggiore diversificazione dei componenti tecnologici. In questo caso, il prezzo medio di aggiudicazione è stato di 66,4 euro per megawattora, circa 10 euro in più rispetto alla procedura standard.

Diversa la situazione sul fronte eolico, dove le aggiudicazioni sono state inferiori alle attese. Le aste dedicate hanno assegnato 939,4 megawatt sui 2.500 disponibili, segno di un mercato ancora in difficoltà. Tra i progetti risultati in posizione utile, circa un terzo delle 29 domande ammesse riguarda interventi di rifacimento integrale di impianti esistenti, che da soli rappresentano oltre la metà della potenza ammessa. In tutti i casi si tratta di impianti localizzati nel Sud Italia.
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