Calabria

Fondazione Calabresi nel mondo. I dubbi dei giudici sullo statuto

«È assolutamente pacifico che per la presidenza della Fondazione Calabresi nel Mondo non fosse previsto alcun compenso o indennità», è uno dei passaggi delle motivazioni della sentenza con la quale l’11 febbraio scorso il tribunale di Catanzaro (presidente Elisa Fabio, a latere Alessandro Tannoia e Marta Pasquale) ha fatto cadere tutte le accuse contestate all’ex parlamentare Pino Galati. L’attuale vice presidente nazionale di Noi Moderati, era finito a processo sui presunti illeciti nella gestione della Fondazione Calabresi nel Mondo, ente in house, ora soppresso, della Regione Calabria. I giudici hanno assolto Galati perché il fatto non sussiste dall’accusa di indebita destinazione di denaro o cose mobili. L’ex deputato, insieme a Mariangela Cairo nella qualità di segretario generale della fondazione I Sud del Mondo, secondo l’originaria avevano destinato risorse della fondazione per il pagamento dei canoni della sede di Roma. Il dibattimento ha fatto emergere la liceità della scelta vista la necessità di avere contatti a Roma e la coerenza del canone pattuito. Galati è stato assolto “perché il fatto non è più previsto dalle legge come reato” dall’ipotesi relativa all’abuso d’ufficio, in merito all’assunzione di «un ampio numero di collaboratori della Fondazione Calabresi nel Mondo, basandosi su rapporti di cointeressenza e vicinanza politica».

Discorso diverso invece per l’ultimo capo di imputazione di peculato. In questo caso i giudici hanno dichiarato il reato prescritto non sussistendo «le condizioni per un proscioglimento nel merito». In pratica secondo l’accusa Galati, insieme a Giuseppe Antonio Bianco, dirigente regionale e segretario generale di Calabresi nel Mondo, già condannato in via definitiva a un anno e 6 mesi, avrebbe modificato lo statuto per ottenere emolumenti per la carica di presidente e segretario. 


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