Flynn (Goldman Sachs): «Borse ad alta volatilità, ora puntare di più sugli asset alternativi»
«I timori principali degli investitori in questa fase riguardano soprattutto la crescita economica degli Usa. Ma anche l’impatto dei dazi commerciali sull’inflazione e quindi sui tassi di interesse. È un momento particolare in cui è decisivo, più di sempre, la costruzione del portafoglio. Ai nostri clienti consigliamo di incrementare l’esposizione agli asset alternativi». Meena Flynn, Global co-head del Private Wealth Management di Goldman Sachs, è responsabile della divisione che gestisce circa 1,6 trilioni di asset e che ha generato ricavi per 8,7 miliardi dollari nel 2024. In questa intervista a Il Sole 24Ore, Flynn affronta i principali temi di interesse degli investitori in una fase di alta volatilità. Dopo un eccezionale fine del 2024 e un inizio del 2025 altrettanto positivo, nelle scorse settimane la Borsa Usa ha registrato performance negative.
Gli investitori stanno perdendo interesse per il settore tecnologico e, più in generale, per le azioni statunitensi come temi di investimento?
No, ci sono diversi fattori in gioco. L’attenzione principale dei clienti in questo momento è rivolta a tre aspetti: quale sarà il tasso di crescita, quale sarà l’andamento dell’inflazione e come agirà la Fed – spiega Flynn – recentemente noi di Goldman Sachs abbiamo abbassato le stime di crescita, posizionandoci tra le previsioni più conservative sul mercato. Ad esempio, per gli Stati Uniti stimiamo una crescita del PIL di circa il 2%, mentre per l’Europa siamo poco sotto l’1%. Per dare un’idea, nel 90% dei casi, quando l’economia è in crescita, i rendimenti azionari sono positivi.
Anche se a ritmo più lento, la crescita continuerà?
Questa è la principale preoccupazione dei clienti, insieme all’impatto dei dazi sull’inflazione. Un altro aspetto rilevante è in che misura questi timori possono diventare una profezia che si autoavvera, a causa della perdita di fiducia da parte di CEO e consumatori. La spesa dei consumatori rappresenta il 70% dell’economia statunitense, quindi se i consumatori smettono di spendere, l’impatto è significativo. Per questo motivo, dati come la lettura dell’occupazione, l’inflazione e le vendite retail sono particolarmente rilevanti.
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