Florian Planker, vita da campione dopo aver perso una gamba – Pusteria Gardena Badia
VAL GARDENA. Da un incidente che gli ha causato la perdita di una gamba alla gloria olimpica. È la meravigliosa storia di Florian Planker, atleta che ha partecipato a sei edizioni dei Giochi in due discipline diverse. Classe 1977, Planker, gardenese, giocava a calcio, arrampicava ed era una promessa dell’hockey su ghiaccio, quando il Gardena viveva gli anni più gloriosi della sua storia. Un incidente stradale gli ha cambiato la vita. Portabandiera della squadra nazionale italiana alle Paralimpiadi di Pyeongchang 2018, Planker ci racconta la sua storia.
Come è stata la sua infanzia?
Ho ricordi bellissimi. Ero vivace e mi piaceva lo sport. A 4 anni ho iniziato a giocare a hockey, nel campetto artificiale di Plan, dove ci si incontrava con gli amici. D’estate nello stesso posto ho giocato a calcio in diverse categorie giovanili. Ovviamente mi piaceva anche sciare e andare in montagna con papà. Poi, le scuole dell’obbligo frequentate tutte a Selva. Per amore verso l’hockey (ho indossato anche la maglia della nazionale giovanile), decisi di frequentare l’Itc di Ortisei per poter al contempo perseguire il sogno di diventare un giocatore. Ma quando era il momento di fare festa, non mi tiravo indietro.
Nel 1994 l’incidente.
Non ricordo mai bene il giorno esatto…tra il 2 e il 4 agosto. Era una bella serata d’estate e, come altre centinaia di volte, anche in quell’occasione ci si trovava ad Ortisei, in moto, per divertirsi con gli amici. Al rientro verso casa, dopo la curva del Maciaconi all’altezza della zona “Dorives” era piovuto e la strada era bagnata, e non in buone condizioni. La velocità non era adatta a quelle condizioni e bastò una leggera distrazione a far scivolare la moto guidata dal mio miglior amico. La sfortuna volle che la mia gamba sinistra rimanesse schiacciata per una decina di metri sotto la moto.
Cosa ricorda dopo?
Ricordo ogni cosa. Dall’accorrere degli amici a come venne alzata la mia moto per spostarla, all’aver fermato un automobilista chiedendo di andare a chiamare un’ambulanza (non avevamo ancora i cellulari). Non sentivo male: evidentemente lo stato di shock ti aiuta in questo, ma ricordo di aver avuto freddo e di vedere molto sangue scorrere dalla mia gamba. Gli ultimi ricordi sono del viaggio in ambulanza, il dottore che mi “addormentò” e mi intubò.
Poi l’arrivo in ospedale…
Arrivati all’ospedale di Bressanone, ho subito alcuni interventi al bacino che si era scomposto, al ginocchio. Dopo tre giorni, però, i dottori si accorsero che le vene non reagivano come avrebbero dovuto e il piede iniziava ad assumere un colore blu. Quindi fui trasferito d’urgenza in elicottero alla Clinica Universitaria di Innsbruck. Alla fine conto una decina di operazioni subite. Paura di perdere la vita, quello mai.
Fu necessario amputare la gamba.
Fino alla comunicazione ufficiale, non credevo che la situazione fosse così grave. Dopo ho subito pensato di iniziare la riabilitazione, per impostare una “seconda vita”, senza pensare a quello che avevo perso. Mentre ero in un centro specializzato in Austria, il personale medico mi fece vedere dei video dello sci paraolimpico. Appena rientrato a casa, iniziai la mia nuova carriera sportiva.
E come è stato l’inizio della nuova carriera sportiva?
Grazie, all’associazione sportiva dell’Alto Adige Sport paralimpici, ho avuto il mio primo allenatore. Ci si incontrava due volte a settimane. Io aggiungevo altre giornate sugli sci tutte le settimane.
La bacheca è ora piena di trofei.
Le mie specialità nello sci erano quelle veloci, discesa e superG, dove ho vinto diversi titoli italiani. Inoltre, ho partecipato a tre Olimpiadi vincendo un bronzo a Salt Lake City in superG nel 2002 e ad altre tre nell’hockey su slittino. Ho anche una medaglia di bronzo in discesa ai Mondiali 2004. Con la nazionale di hockey ho conquistato l’oro agli Europei 2011 e l’argento nel 2016.
Oltre lo sport, c’è la vita privata.
Dopo l’incidente, c’è stato un periodo in cui pensavo a rimettermi in piedi e poi ho goduto al meglio ciò che la vita mi offriva. Amici, serate in discoteca, vacanze, fidanzamento e da 18 anni felicemente sposato e da 15 padre di una figlia speciale.
Oggi cosa fa Florian Planker?
Dal 2015 sono team leader della squadra di hockey su slittino dell’Alto Adige, ovvero il responsabile per l’organizzazione di partite, tornei e manifestazioni varie. Inoltre cerco di andare alla scoperta di giovani che abbiano voglia di intraprendere questo sport. Parteciperò ad alcuni eventi per le Paralimpiadi Milano-Cortina 2026 in rappresentanza di ex atleti medagliati. E ho un lavoro in Banca che mi piace.
Cosa direbbe a una persona vittima di un incidente che cambia la vita all’improvviso?
Di restare positivi, di guardare il futuro con ottimismo, di non fermarsi mai e credere nei sogni, anche facendosi aiutare. Spesso, la vita offre una seconda possibilità. Sta a noi ad individuarla.
Desideri per il futuro?Sono soddisfatto dei giocatori che abbiamo preparato per le Paralimpiadi. Sono felice di come vivo. Fare qualche viaggio in più in giro per il mondo, ecco, questo mi farebbe piacere.




