Cultura

Florence + The Machine – Everybody Scream: Tra rituali stregoneschi e glam-rock :: Le Recensioni di OndaRock

C’è un misticismo spirituale, un dark-folk cortese, un’arte profondamente gotica, tenebrosa ma vitale che traspare tra le righe e i suoni del nuovo album dei Florence + The Machine, intitolato “Everybody Scream” in nome di una universalità emotiva capace di esplodere in ognuno di noi. Occorre scavare dentro di noi, conoscerci e conoscere, per approdare sempre in nuovi universi personali e collettivi in grado di valutare la percezione che abbiamo di noi e di tarare quella con cui invece guardiamo e sentiamo ciò che ci circonda.
Florence Welch ha affrontato l’ultimo periodo della sua vita in un percorso di rinascita, consapevolezza e guarigione, in primis fisica e infine artistica, che riecheggia in tutto l’album e che risente del processo di rinnovamento e riappropriazione con cui ha dovuto interfacciarsi. Durante il “Dance Fever Tour” del 2022-23 ha dovuto sottoporsi a un intervento chirurgico che le ha salvato la vita, vedendosi costretta ad annullare le date di quello che era un album realizzato durante la pandemia, fortemente voluto e d’ispirazione, un prodotto di importante valore artistico per la band, considerando l’esegesi del periodo storico.

“Everybody Scream” esce appositamente il giorno di Halloween, in cui il confine tra vivi e morti è così labile da creare un’unica celebrazione pagana che dissolve il tempo, dove entità spirituali e terrene convivono solennemente. Il brano che apre l’album, eponimo, singolo evocativo, ci invita a varcare la soglia di un qualsivoglia oltre, a marciare verso l’inizio di un percorso tra “Alice nel paese delle meraviglie” e “Buffy l’ammazzavampiri”, tra immaginazione sensoriale e fantasy.
In “One Of The Greats”, secondo singolo estratto, ci sono la sospensione del tempo e la riflessione intima che lega Florence Welch al senso più profondo di mortalità e di celebrità come great artist inserita in un’industria musicale forse ancora troppo patriarcale – “It must be nice to be a man and make boring music just because you can/ now don’t get me wrong I’m a fan/ you’re my second favourite frontman” – che tende a decidere a tavolino il valore artistico di chiunque si sieda al suo tavolo. Il tutto suonato e cantato in un unico ciak, accompagnato dalla chitarra di Mark Bowen degli Idles, che regala un’aura ancora più espressiva e definitiva al brano.

Le atmosfere magiche, il darkglam, gli intrighi sonori, l’arpa, la dancing mania ancestrale come atto teso a esorcizzare il presente ed estasiarne i partecipanti coinvolti, creando una comunità mistica e devota, ci accompagnano per l’intero album. “Witch Dance”, “Sympathy Magic”, “Perfume And Milk” alternano accenti alt-pop a elettronica, cori eterei, chitarre accennate e mai troppo invadenti; “Kraken” e “The Old Religion” invocano un crescendo sonoro tipico della band londinese, così come in “You Can Have It All”, dove il tappeto corale ci riporta involontariamente ai Fontaines Dc di “A Hero’s Death” e il sustain melodico, sonoro, risente della produzione di Aaron Dessner, chitarrista dei National e produttore dell’album, nonché di Mark Bowen, produttore anch’egli insieme alla stessa Welch e a James Ford.

“Music By Men” mi trascina inconsciamente verso “Far From Any Road” degli Handsome Family, scelta come main theme per la prima stagione di “True Detective“, altra involontaria associazione dove l’occulto ha accompagnato i protagonisti in un viaggio esplorativo personale e collettivo. “Drink Deep” è il brano più espressivo e sciamanico di tutto l’album. Eccellente produzione e intima interpretazione, rito lisergico-musicale, ipnotico, meditativo, in cui la voce profonda, vibrata e sostenuta, ci abbraccia completamente e ci concede l’accesso dentro “the hidden folk” trovata dalla Welch in una continua ricerca tra mitologia e tradizione orale, come una moderna Loreena McKennitt.
L’immaginario teatrale e decadente di riti esplorativi tra boschi e fuochi e reali palcoscenici tra pubblico e luci artificiali, ci consente di volteggiare con fare leggiadro nei meandri della nostra intimità grazie a una rappresentazione schietta e rivelatrice della complessità, a tratti primitiva, della natura umana.
“And Love” è il brano conclusivo del rito orchestrale a cui si è partecipato, “peace is coming” è il verso ripetuto quasi in un loop messianico e, scomodando il poeta, “uscimmo a riveder le stelle” dopo un processo di confronto e scontro tra le forze che ci governano.

“Everybody Scream” è un album di tensione ed estensione, minimalista e intimista più del resto della produzione dei Florence + The Machine, nel quale sonorità sommesse e divagazioni dark si concedono a eccentricità barocca, art-pop e folk horror.
Nella prefazione del suo libro di poesie, “Useless Magic – Lyrics and Poetry”, che anche qui riporta involontariamente a tracciare un collegamento umanamente affine – più che musicale – con Billy Corgan e al suo libro di poesie “Blinking With Fists – Poem”, Florence Welch scrive che non sa come una canzone diventi una canzone e una poesia diventi una poesia, esse semplicemente scorrono dentro di noi. “You can have everything”, sentenzia ancora la prefazione. Arrivati a questo punto e per rimanere in tema, che sia in cuffia o nello stereo, prendete e godetene tutti.

02/11/2025




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »