Cultura

FKA twigs -EUSEXUA Afterglow | Indie For Bunnies

Immaginato come una versione deluxe del recente “Eusexua”, questo bis a stretto giro continua la personalizzazione bionica fra carne e macchine della cantante inglese, ormai del tutto assunta ad artista a tutto tondo nella sua forma indistinguibile fra compositrice, ballerina, produttrice e molto altro.

Credit: Orograph

Qui il punto è considerare il fenomeno FKA twigs alla stregua delle numerose colleghe che si destreggiano nell’infinito territorio creato dall’electro e le forme che di volta in volta assume la nostra Tahliah, sempre una spinta piu’ in la del resto, un coinvolgimento che risulta a volte lontano dal mero aspetto commerciale, come se progressivamente si stesse spostando verso una assoluta dimensione autoriale estrema; prendiamo un brano come “Sushi” che parte come una house minimale che vira verso una massiccia accelerazione dei ritmi quasi in un impulso non per forza tonale, una dimostrazione di assolultismo, intrigante ma certamente anche spiazzante.

Questo per dire che ancor una volta il talento fa la differenza, pur nascosto, a volte imbrigliato dentro le architetture sofisticatissime di questo “Afterglow”, dove sembra sempre più distopica la dialettica fra la presenza aliena digitale, ibrida nella manifestazione no gender e la sensualità espressiva della cantante, vedasi “Piece fo mine”, di una dolcezza epidermica assoluta mista a breakbeat destabilizzanti non di facile assimilazione; l’album proietta FKA twigs in un universo sempre più isolato, dove forse a lei piace farsi trovare, forse a non uscire, forse compressa dalle numerose espressioni artistiche, ma il nostro compito rimane quello legato all’ascolto, soprattutto, e bisogna dire che più si mette in cassa questo album più entra, nell’eleganza permeabile di “HARD”, nella rarefatta per questi ritmi “Slushy”, che riporta indietro al mood di “Magdalene”, come pure la magnetica “Touch a girl”.

Pensato e sviluppato lungo altalene dove la dimensione fisica si muove fra frequenze dilatate e ritmi sintetici, twigs non rinuncia a focalizzare senza remore la sua centralità di artista umana con tutto quello che ciò significa, spingendosi verso una esposta non definizione di sè, terminando con l’estasi splendida di “Stereo Boy” , una ballad hyper elettronica con impianto di sottofondo degno del miglior Oneothrix point never, dove si materializza il sentimento, la rincorsa finita, l’incapacità di farsi cogliere per appunto le sue notevoli sfaccettature da un ragazzo a sole due dimensioni.


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