Umbria

Fine vita, favorevole al suicidio assistito il 54,3%. In Umbria la legge incrocia una società più aperta

Il consenso degli italiani verso il fine vita cresce. E il cambiamento emerge proprio mentre l’Umbria si è dotata di una legge regionale che disciplina le procedure per accedere al suicidio medicalmente assistito. Il 38° Rapporto Italia dell’Eurispes, restituisce una fotografia di un Paese nel quale le posizioni favorevoli all’autodeterminazione nelle scelte di fine vita sono ormai maggioritarie, anche se con differenze significative a seconda della pratica considerata, dell’età e dell’orientamento politico.

Il dato che più interessa il dibattito aperto a Palazzo Cesaroni è quello sul suicidio assistito: nel 2026 si dichiara favorevole il 54,3 per cento degli italiani. Nel 2019 la quota era del 39,4 per cento. L’incremento è di quasi 15 punti percentuali in sette anni. Una crescita che indica come una questione a lungo rimasta ai margini della discussione pubblica abbia progressivamente trovato spazio nell’opinione dei cittadini.

Il consenso è ancora più ampio quando si passa alle altre forme di autodeterminazione. Per l’eutanasia i favorevoli sono il 70,2 per cento, contro il 66,7 del 2024. Per il testamento biologico si arriva all’80,2 per cento. Anche la possibilità di prevedere nelle proprie disposizioni anticipate l’eutanasia in caso di demenza senile avanzata raccoglie il 67,1 per cento dei consensi, in aumento rispetto al 65,7 del 2025.

Sono percentuali che descrivono orientamenti diversi e che non vanno sovrapposte. Il testamento biologico consente di stabilire anticipatamente quali trattamenti sanitari accettare o rifiutare quando non si sarà più in grado di esprimere la propria volontà. Il suicidio medicalmente assistito riguarda invece una persona che, in presenza di requisiti rigorosi, assume autonomamente il farmaco letale con l’assistenza prevista dal servizio sanitario. L’eutanasia è una pratica distinta, nella quale l’atto che provoca direttamente la morte viene compiuto da un’altra persona.

Un altro elemento significativo dell’indagine riguarda le differenze generazionali. Sul suicidio assistito il consenso raggiunge il 66,9 per cento tra i più giovani, mentre scende al 54 per cento nella fascia tra 45 e 64 anni e al 43,7 per cento tra gli ultrasessantaquattrenni. Anche sull’eutanasia il consenso è più alto tra i 35 e i 44 anni, con il 78,7 per cento, e più basso tra gli over 64, con il 61,9. Il testamento biologico, invece, raccoglie consensi trasversali: anche nella fascia più anziana i favorevoli sono il 72,9 per cento.

È un dato che aiuta a leggere la distanza tra il dibattito politico e l’evoluzione sociale. Il suicidio assistito rimane il tema più divisivo, ma il sostegno alla possibilità di scegliere come affrontare la fase finale della propria vita non è più circoscritto a una parte della società. Anche sul piano delle appartenenze politiche il testamento biologico raccoglie percentuali di consenso comprese tra il 77,8 e l’87,1 per cento. Sull’eutanasia il consenso resta maggioritario anche tra gli elettori di destra e centrodestra, seppure con percentuali inferiori a quelle registrate a sinistra.

In questo quadro si colloca il voto del 22 ottobre con cui l’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato la proposta di iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito, sostenuta da 4.801 firme e promossa dall’associazione Luca Coscioni. Il provvedimento è passato con 11 voti favorevoli, sei contrari e tre astensioni. L’Umbria è la quinta regione, dopo Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna e Veneto, a dotarsi di una disciplina regionale.

La legge non introduce un diritto generalizzato a ricorrere al suicidio assistito e non modifica i requisiti stabiliti dalla Corte costituzionale. Interviene sull’organizzazione del servizio sanitario, definendo il percorso per la verifica delle condizioni di accesso, il coinvolgimento delle commissioni multidisciplinari e il rapporto con il Comitato etico. Il passaggio successivo riguarda l’attuazione da parte delle due aziende sanitarie umbre.

Il rapporto Eurispes offre anche un altro elemento di lettura locale, quello delle disposizioni anticipate di trattamento. Il favore verso il testamento biologico, espresso dall’80,2 per cento degli italiani, non coincide infatti con il suo effettivo utilizzo. In Umbria i dati dell’Osservatorio Dat dell’associazione Luca Coscioni, aggiornati a dicembre 2025 e diffusi nel giugno scorso, indicano 3.347 disposizioni depositate: 2.275 nella provincia di Perugia e 1.072 in quella di Terni. Il rapporto è di una Dat ogni 209 abitanti, con Terni che registra una diffusione maggiore rispetto al Perugino.

Il dato è importante perché mostra come il consenso verso l’autodeterminazione non si traduca automaticamente nell’esercizio concreto degli strumenti disponibili. La legge 219 del 2017 riconosce da anni la possibilità di indicare le proprie volontà sui trattamenti sanitari, ma la conoscenza e la diffusione delle Dat restano disomogenee. In questo senso, il divario tra l’80,2 per cento di favorevoli rilevato da Eurispes e il numero delle dichiarazioni effettivamente depositate segnala uno spazio ancora ampio per l’informazione e l’attività delle istituzioni sanitarie.

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