«Figura divisiva, lei era fascista e pure razzista»

ANCONA – «Oggi la commissione è abbastanza semplice». Con queste parole, ieri mattina, l’assessora Antonella Andreoli ha aperto la seduta della commissione Toponomastica chiamata ad esprimersi sull’intitolazione a Norma Cossetto, giovane vittima delle Foibe, del parco di via Sacripanti.
Il clima teso
«Le ultime parole famose» diremmo noi a posteriori, visto che la seduta si è rapidamente scaldata fino a diventare uno scontro storiografico a viso aperto tra la maggioranza di centrodestra e l’opposizione di centrosinistra. «Divisiva»: così ha definito la figura di Cossetto la capogruppo del Partito Democratico Susanna Dinni. Ancora oltre si è spinto il consigliere di Altra Idea di Città Francesco Rubini, forte di fonti storiografiche che – a suo dire- riscriverebbero la storia della 23enne istriana che nel 1943 fu uccisa dai partigiani jugoslavi e alla quale, nel 2005, venne assegnata la Medaglia d’oro al valor Civile.
L’attacco
«Il padre era squadrista e podestà, parte della macchina colonialista che ha contribuito a espropriare le terre di sloveni e croati. Lei, Norma, attiva nell’associazionismo fascista, condivideva il razzismo antislavo del suo ambiente» ha spiegato Rubini, leggendo un passo storiografico. Ha pure rincarato la dose: «Norma Cossetto e la sua famiglia, come tanti italiani di quel tempo, erano dichiaratamente nazifascisti». Non è mancata la stoccata alla maggioranza, accusata di usare le Foibe « per smontare i partigiani». La questione, del resto, non nasce certo ad Ancona. Da tempo si dibatte su numeri e modalità dell’eccidio compiuto dai partigiani jugoslavi ai danni di civili e militari italiani. A difesa di Cossetto, il consigliere Francesco Novelli (FdI): «È l’emblema di una tragedia che ha colpito il popolo italiano e che a lungo è stata volutamente dimenticata». Simile il discorso del capogruppo di Fratelli d’Italia Jacopo Toccaceli, che ha parlato poi di «icona di una tragedia» e di «scelta politica».
Le scelte
Alla fine, in ogni caso, si è arrivati alla votazione: il centrodestra ha votato unitamente a favore, eccezion fatta per Francesco Andreani di Ripartiamo dai Giovani, che si è astenuto. Astenuta pure la capogruppo Pd Dini, che ha spiegato il suo voto come un plauso alla volontà di dedicare parchi e vie a figure femminili ma chiedendo una figura, appunto, «meno divisiva». Contrario, ovviamente, il consigliere Francesco Rubini.




