Figc, Abete non scioglie le riserve: “Candidatura? Ora contano i contenuti”
“Non ho detto né che mi candido né che non mi candido: è un problema che al momento non mi pongo, adesso il problema sono i contenuti. La candidatura c’è tempo per farla fino al 13 maggio, un’eternità”. Non dice sì ma neanche no, Giancarlo Abete, all’ipotesi di succedere a Gabriele Gravina alla guida della Figc. Il presidente della Lega Nazionale Dilettanti, che fu già numero uno della federazione fino al 2014, ne ha parlato a Torino, a margine della presentazione del progetto “Vinciamo insieme” nella sede della Regione Piemonte.


“Prima bisogna fare un’analisi della situazione e poi si comincia a parlare di nomi e di disponibilità – sostiene -. Il problema sono i contenuti delle proposte che vengono fatte e se queste sono condivise o meno. Perché se poi le proposte, di qualsiasi candidato, non fossero condivise dal mondo che rappresenta sarebbe una sorta di disastro cosmico”. Abete è ritenuto uno dei nomi più credibili fra i possibili successori di Gravina, se decidesse di correre in prima persona. Un’altra possibilità di cui si è parlato è che invece resti formalmente dietro le quinte appoggiando però un candidato più giovane, magari un ex calciatore.
“L’unica cosa di cui non si deve dubitare situazione di carattere personale vengano anteposte all’interesse generale – assicura – Questo non fa parte diciamo della mia storia personale e nel contempo non è un interesse del mondo del calcio”. Qualche dettaglio in più sui contenuti accennati da Abete però emergono. “Noi facciamo tanta tattica ma poca tecnica fin dalla giovane età” dice, poi “c’è un problema di equilibri economici perché il nostro calcio rimane comunque il calcio che ha più società professionistiche in tutto il mondo, anche più dell’Inghilterra”.
Quindi il minutaggio di giocatori italiani in campionato: “È meno della metà di quello su cui poteva contare Lippi quando vinse il mondiale nel 2006”. Ma si può fare qualcosa? “Non si può imporre nulla, le regole non ce lo consentono: si può al limite incentivare l’utilizzo dei giovani italiani ma sempre nelle forme compatibili con il quadro normativo. Ma bisogna che ci sia un’assunzione di responsabilità da parte di chi guida i club”.
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