Fiamma Olimpica, tutto l’orgoglio di Boranga: «Sfilare a Perugia emozione unica»
di Carlo Forciniti
La fiamma per la competizione, quella imprescindibile per continuare a mettersi alla prova in vecchie-nuove sfide, è perennemente accesa. Non a caso e tra i diversi impegni agonistici e non, è tornato a sfidare se stesso e gli avversari indossando nuovamente i guanti a 83 anni. Con la maglia della Trevana in Prima categoria. Martedì 9 dicembre, quella fiamma di cui si nutre si è tradotta in qualcosa di più concreto. Di più tangibile. In sostanza, di indimenticabile.
Cerchio che si chiude Lamberto Boranga è stato tra i tedofori che hanno sfilato con la Fiamma Olimpica di Milano-Cortina 2026 in occasione della tappa andata in scena a Perugia. Al suo arrivo in corso Vannucci, un lungo applauso della piazza ne ha scaldato cuore e anima. Così come il privilegio di accendere il braciere. «Non mi aspettavo di essere l’ultimo tedoforo. E’ stato un qualcosa di significativo. Non mi definisco un esempio vivente – dichiara Boranga a Umbria 24 – ma evidentemente quello che ho fatto durante il mio percorso da medico, da calciatore e da atleta, ed il decidere di tornare a casa, a Perugia in quello che è il posto migliore del mondo, può aver inciso nella scelta di farmi sfilare per ultimo. In un certo senso è come se fossi stato premiato. Per me è stato un onore partecipare in qualche modo a un’Olimpiade».
Meglio di un rigore parato Una ulteriore medaglia sul petto per chi a certe sensazioni dovrebbe essere “vaccinato”. Ed invece la magia a cinque cerchi non fa sconti a nessuno. «Il calcio mi aveva già adattato ad espormi in pubblico, ma quanto successo martedì in piazza a Perugia è stato davvero diverso, peculiare. Accendere il braciere è stata un’emozione che non avevo mai provato, neanche durante la carriera da calciatore o facendo atletica. Un calcio di rigore parato in una partita importante non mi ha mai dato una soddisfazione così». E dire che Boranga, di soddisfazioni, se ne è tolte parecchie…
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