festa salva dopo il braccio di ferro con le contrade

Le Farchie si sono accese anche quest’anno a Fara Filiorum Petri, nel tardo pomeriggio di oggi, davanti a una folla commossa e partecipe. Ma l’edizione 2026 della storica festa in onore di Sant’Antonio Abate resterà nella memoria anche per le tensioni che l’hanno preceduta.
Nella serata di ieri, infatti, le 16 contrade coinvolte nella preparazione delle monumentali torce avevano minacciato una clamorosa rinuncia all’accensione, in segno di protesta contro le nuove disposizioni di sicurezza. Al centro del malcontento, l’obbligo di abbandonare il piazzale subito dopo l’accensione, osservando le Farchie da una distanza di circa dieci metri.
«Così si snatura la festa», aveva dichiarato uno dei capi farchia, spiegando che «la tradizione è vivere insieme alle Farchie, non guardarle da lontano come spettatori. È il frutto del nostro lavoro, dei nostri sacrifici».
La riunione serale con il sindaco non aveva portato a soluzioni definitive, e fino a stamattina il rischio di uno stop era concreto. Poi, un ulteriore incontro ha consentito di ritrovare l’intesa: seppur con malumori e limiti imposti, le contrade hanno deciso all’unanimità di non interrompere la tradizione.
Alle 17 in punto, davanti alla chiesa del santo patrono, le Farchie hanno preso fuoco come da rito, tra l’emozione dei presenti e il sollievo di una comunità che ha scelto, ancora una volta, di tenere viva la propria identità, anche a costo di qualche compromesso.
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