Trentino Alto Adige/Suedtirol

”Fermate le trappole a colla, micidiali per gli uccelli”

È morta dopo ore di agonia, incollata a una trappola pensata per altri animali. Una cinciallegra non ce l’ha fatta nonostante il tentativo disperato di salvarla al CRAB di Bolzano. Quando è arrivata, le sue condizioni erano già gravissime: la colla le aveva compromesso completamente il piumaggio e ogni tentativo di liberarsi aveva peggiorato la situazione. 

A descrivere cosa accade in questi casi è la veterinaria Anna Sturaro e il quadro è di una crudeltà sconfortante. «Questa povera creatura si è strappata tutte le penne con la colla. Sono trappole usate per altri animali come topi ma estremamente pericolose perché gli uccelli di piccole dimensioni rischiano di rimanere invischiati mentre cercano di catturare insetti rimasti incollati». Il meccanismo è sempre lo stesso: l’animale resta intrappolato e, nel tentativo di liberarsi, si incolla sempre di più.Le conseguenze sono spesso drammatiche. «Quando accade la situazione è gravissima – prosegue Sturaro – perché l’uccello inizia ad agitarsi, può ingerire colla nel tentativo di liberarsi o incollarsi il becco senza riuscire più ad aprirlo. In alcuni casi la colla copre anche le narici, provocando soffocamento». Nei casi meno immediati, la morte arriva comunque: stress, fame, sete o infezioni dovute a ferite e lacerazioni. Anche quando riescono a liberarsi, molti uccelli non sono più in grado di volare. Il problema non riguarda solo piccoli passeriformi. «Capita anche con i rapaci – spiega la veterinaria – che rimangano invischiati mentre cercano di catturare topi intrappolati». Il risultato è lo stesso: una catena di sofferenza che coinvolge più specie. Per questo l’appello è chiaro: «Se trovate un animale in queste condizioni portatelo subito da noi, senza tentare di liberarlo. Il rischio è causare fratture, strappare la pelle o danneggiare ali e zampe».

Dal punto di vista normativo, le cosiddette trappole a colla non sono vietate in modo esplicito da una norma nazionale generale. Tuttavia il loro utilizzo si muove in una zona grigia sempre più stretta. Il riferimento è la Legge 189/2004, che punisce chi provoca sofferenze inutili o crudeltà. E proprio qui sta il nodo: questi dispositivi non uccidono immediatamente, ma immobilizzano l’animale provocando un’agonia che può durare ore o giorni. In concreto, l’uso non è automaticamente illegale, ma può diventarlo se comporta sofferenze evitabili. Chi le utilizza rischia quindi contestazioni anche penali, soprattutto se non interviene rapidamente per porre fine alla sofferenza dell’animale. Intanto cresce la pressione per superarle: sempre più Comuni italiani stanno introducendo limitazioni o divieti, in particolare negli spazi pubblici, mentre a livello europeo la tendenza è quella di abbandonare questi strumenti in favore di metodi più selettivi e meno impattanti. Secondo il CRAB, anche a livello locale si potrebbe intervenire con misure sempre più concrete: vietare l’uso su suolo pubblico, limitarlo in aree sensibili come parchi e scuole, imporre controlli frequenti e prevedere sanzioni sono gli strumenti decisivi. Un cambio di approccio che punta a ridurre non solo il rischio per le specie non bersaglio, ma anche la sofferenza degli stessi animali per cui le trappole sono pensate.

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Intanto, dal centro arrivano anche aggiornamenti incoraggianti sugli altri recuperi nel consueto bollettino settimanale. Il piccione trovato in via Bari a Bolzano è in netto miglioramento: vola e non presenta più diarrea. È stato trasferito in una voliera verticale dove verrà monitorato per verificare l’utilizzo dei trespoli. Buone notizie anche per il piccione con frattura all’omero, in forte ripresa e pronto a essere testato nei prossimi giorni, e per un altro esemplare ferito da piombino. Due piccioni con lesioni alle zampe causate da fili si sono ristabiliti, mentre resta sotto osservazione un animale recuperato nel weekend e portato nella clinica Centro Storico, attualmente in cura per una forte diarrea con esami già inviati al laboratorio.

Una serie di storie che raccontano due facce della stessa realtà: da una parte recuperi che danno speranza, dall’altra una morte che riapre il dibattito su strumenti considerati sempre più incompatibili con il benessere animale.







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