Ferdinando Uliano: “L’incertezza incide sui livelli di sicurezza dell’Ilva.Lo Stato dia garanzie”
ROMA – Un incidente mortale non è mai una fatalità. È un fatto grave. L’ex Ilva vive ormai da tempo una situazione di incertezza e qualcosa non ha funzionato, anche perché ha perso la vita un operaio specializzato che conosceva bene l’impianto». Il segretario della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, torna a chiedere un incontro urgente a Palazzo Chigi per affrontare il nodo Ilva.
Di chi è la colpa di quello che è successo?
«Vanno chiamati tutti alle loro responsabilità: azienda, appalti, istituzioni e controlli. Serve un rapporto virtuoso tra le parti. La manutenzione ordinaria e straordinaria va curata in ogni dettaglio, soprattutto in questa fase. Deve essere una priorità: ogni volta che si allenta la presa aumentano pericoli e rischi, ogni intervento pensato per risparmiare provoca un impatto negativo sulla sicurezza».
Lo avete segnalato?
«Certo, più volte. L’ultima quando ci è stato chiesto di aumentare il personale in cassa integrazione o di spostarlo in formazione, abbiamo evidenziato i rischi. Ridurre la presenza incide sui livelli di sicurezza».


Quanto pesa l’incertezza rispetto all’assetto proprietario?
«Molto, si riflette su scelte, appalti, manutenzioni, rallenta e mette in difficoltà la gestione quotidiana. Se il governo ritiene l’acciaio un asset strategico, deve prenderne atto e giocare un ruolo imprenditoriale in prima persona».
In che modo?
«Attraverso le partecipate che, mi sembra, funzionano bene. Penso a Leonardo e Fincantieri, perché non dovrebbero poter intervenire rilanciando un fornitore importante come l’ex Ilva? I modelli non mancano, penso ad esempio a Cdp in Ansaldo Energia oppure, nel settore auto, ai gruppi che intervengono in altre aziende per evitare che l’indotto salti. È legittimo e giusto che il governo agisca in un settore strategico».
Cosa chiedete a Palazzo Chigi alla luce dell’interesse del fondo Flacks?
«Un confronto celere, ancora più urgente dopo l’incidente. L’unico soggetto affacciatosi finora non offre garanzie sufficienti, di sicuro non industriali. Serve raggiungere un equilibrio economico-finanziario e una governance stabile per portare l’ex Ilva fuori dalla situazione di crisi con il programma di decarbonizzazione per produrre 8 milioni di tonnellate di acciaio pulito tra Taranto, Genova e Novi Ligure. Piano che si deve attuare in otto anni».
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