Umbria

Femminicidio Sula, Samson alla sbarra: «Non so cosa mi è preso. Mi è calato un velo agli occhi»

di Marta Rosati

Mark Samson parla in aula, davanti alla corte d’assise del Tribunale di Roma (Terza sezione). Restano punti oscuri sull’atroce delitto compiuto dal 24enne che poco meno di un anno fa ha ucciso a coltellate l’ex fidanzata, per poi chiuderla in una valigia e gettare il corpo in un dirupo. Controllava da giorni le conversazioni della ragazza su Instagram, Tinder, poi Whatsapp. Lei aveva chiesto da tempo una pausa, ma lui non smetteva di starle addosso. Ilaria aveva chiarito che non avrebbe voluto più vederlo, almeno per un po’. Gli aveva detto di voler incontrare altre persone e lui non riusciva a sopportarlo. Ad alcuni amici aveva scritto: «Andrò in prigione, non me ne frega un c…. Lei è solo mia. La metto nell’angolino. Se fa la brava ok, la riporto a casa. Ma se mi dice cazzate la affogo nell’acquario».

Alle domande del Pm sul fatto di sangue risponde: «Non so spiegare cosa mi è preso. Le ho strappato il telefono di mano, ho letto altre chat. Mi è calato un velo agli occhi, ero un misto di emozioni negative. Non so quante volte l’ho colpita al volto coi pugni». Al compagno di cella poi, emerge dai documenti prodotti dalla Procura, avrebbe raccontato: «L’ho accoltellata per non far sentire le sue grida d’aiuto». I genitori della ragazza, sempre più addolorati e provati dal lungo processo, in una frase sintetizzano la loro richiesta di giustizia: «Il silenzio di Ilaria è la nostra voce».

Servizio completato nelle prossime ore…

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