Lazio

Femminicidio di Ilaria Sula, la presa di posizione della Presidente Pelliccia

Nuovo episodio di brutalità, nuovo femminicidio. L’ennesimo, l’undicesimo solo da inizio anno.Ed esplodono lo sdegno e la rabbia, come ormai purtroppo avviene troppo spesso.

La necessità di un intervento giuridico adeguato, ma soprattutto di generare un cambio culturale nel paese, sono le parole principali che percorrono le prese di posizione politiche a tutti i livelli.

Abbiamo incontrato Sarah Pelliccia, Presidente della Commissione Pari Opportunità del IV Municipio, a margine della seduta di consiglio del 2 aprile.

Il ritrovamento di Ilaria Sula è appena avvenuto, la notizia è stata battuta da pochi minuti e siamo tutti molto scossi per questo ennesimo episodio di una scia che sembra non avere fine.

 

Alla consigliera Pelliccia abbiamo chiesto a che punto siamo con le misure messe in campo:

L’attuale schema di legge per quello che riguarda il femminicidio va in una direzione sicuramente forte. Ma non basta: il problema è sicuramente di stampo culturale. Le politiche da mettere in campo devono essere appunto di stampo culturale, a partire dalle scuole, dai luoghi di lavoro, dai centri anziani. In tutti i luoghi di aggregazione va scolarizzata la popolazione rispetto al fenomeno della violenza sulle donne. Nello specifico vanno attuate politiche del lavoro volte all’inserimento delle donne che subiscono violenza, perché non basta metterle in sicurezza in case rifugio, ma per loro bisogna creare politiche del lavoro adeguate che generino situazioni di indipendenza economica che consentano alle donne di salvarsi.”

Scendendo sul livello locale, come si stanno muovendo le amministrazioni?

Le azioni politiche intraprese come IV municipio su questo tema sono state molteplici, con consigli tematici, atti presentati dalla Commissione volti all’aumento dei Centri Anti Violenza, con la richiesta di apertura di un CAV nell’ospedale Pertini, così in come tutti gli ospedali di Roma. Bene ha fatto il Comune di Roma con il bando sull’educazione sentimentale nei municipi. Il IV municipio aveva già avviato un progetto pilota in una scuola del territorio, ma non basta. Bisogna agire in maniera radicale, ed inserire nelle scuole di tutto il paese corsi di educazione sentimentale, educazione al rispetto e all’emotività.

In che direzione bisogna andare?

L’azione deve essere triplice: noi abbiamo chiesto con forza l’apertura di un CAV, che però non risolve il problema dell’indipendenza. Va messo in atto un protocollo d’intesa rivolto alle donne che subiscono violenza. Pensiamo all’anagrafe: se una donna non ha la possibilità di avere dei servizi anagrafici specifici, dove la donna possa essere tutelata, il marito che magari continua a ricevere eventuali comunicazioni a casa ed è informato involontariamente di ciò che sta succedendo. C’è la necessità di una sburocratizzazione per snellire le procedure. L’aggravante di femminicidio nel codice penale è qualcosa di importante ma non è risolutiva del problema senza un cambio culturale nel paese. L’oggettivizzazione della donna in una visione ancora patriarcale di possesso da parte dell’uomo non è più ammissibile. Si sta tornando drammaticamente indietro.

Che messaggio si sente di lanciare all’amministrazione per fare dei passi in avanti?

Roma sta facendo moltissimo per quanto riguarda le aperture dei Centri Anti Violenza e delle case rifugio. Bene hanno fatto inoltre le consigliere capitoline Tempesta e Baglio a presentare una mozione urgente per proiettare il numero dell’1522 sul Campidoglio, un atto forte e soprattutto di richiamo. Ma la politica tutta, nessun partito escluso, è chiamato a dare risposte concrete che vadano a destrutturare questo sistema. A livello nazionale vanno fatte proposte di legge concrete che aiutino ancora di più le amministrazioni locali ad affrontare il problema in maniera diretta.

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