Favoreggiamento immigrazione clandestina, falso e truffa, 61 indagati a Lamezia
Favoreggiamento immigrazione clandestina, falso e truffa, 61 indagati a Lamezia dopo indagine della Guardia di Finanza
LAMEZIA TERME – Favoreggiamento all’immigrazione clandestina, falso ideologico in atto pubblico, truffa, omessa denuncia di reato da parte di un pubblico ufficiale, indebita percezione di indennità del reddito di cittadinanza e di erogazioni a danno dello Stato. Per queste ipotesi d’accusa, per 61 persone (di cui 47 sono cittadini extracomunitari e i restanti 14 sono di nazionalità italiana) la Procura della Repubblica ha emesso un avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato dai finanzieri del Gruppo di Lamezia Terme e firmato dal procuratore facente funzioni Vincenzo Quaranta.
Il sistema
I gestori del presunto illecito sistema – avvalendosi anche della complicità “abituale” di un pubblico ufficiale in servizio alla Polizia Locale di Lamezia, M.U.C. di 63 anni, che avrebbe fatto false attestazioni nei verbali di accertamento di residenza al fine di far conseguire agli stranieri l’iscrizione nei registri della popolazione residente del Comune di Lamezia Terme – avrebbero prodotto false comunicazioni di assunzione, nonché falsi contratti di locazione, poi registrati presso i competenti uffici dell’Agenzia delle Entrate, allo scopo di favorire l’illecita permanenza nel territorio dello Stato italiano e, talora, garantire il rinnovo del permesso di soggiorno di numerosi cittadini di origine extracomunitaria.
Risulterebbero coinvolti altresì un altro dipendente pubblico per una sola vicenda di falso in verbale di accertamento di residenza; nonché altro Pubblico Ufficiale per rivelazione di segreto d’ufficio in relazione alle attività che la Guardia di Finanza aveva compiuto presso il suo Ufficio per esigenze investigative relative al presente procedimento.
Assunzioni fittizie e revoca reddito di cittadinanza
Altri indagati si sarebbero prodigati sempre per documentare fittizie assunzioni di lavoratori domestici ed organizzare finti matrimoni tra cittadini italiani, a volte anche ultrasettantenni, con giovani donne di nazionalità magrebina. Le investigazioni hanno consentito di individuare, altresì, un patronato di Lamezia Terme gestito da persone, i quali, pur risultando formalmente disoccupati e percettori del reddito di cittadinanza, avrebbero tratto illeciti guadagni costituiti, nella gran parte, da corrispettivi richiesti a cittadini extracomunitari per curare le pratiche di assunzione fittizia. A 55 indagati soggetti, a seguito delle false comunicazioni prodotte con riferimento allo stato di risiedere in Italia da almeno dieci anni, è stato revocato il beneficio del reddito di cittadinanza.
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