Toscana

Farmacie di servizi, la Regione vuole allargare rete per lo screening del tumore al colon retto


La prevenzione del tumore al colon retto si è fatta più semplice. E lo sarà sempre di più. Il kit per lo screening da qualche mese si può infatti ritirare in farmacia e riconsegnare in quella o in un’altra farmacia, non per forza del territorio di residenza: decisamente più comodo che recarsi, come in passato, al presidio sanitario (quello dove una vive), costretti a fare i conti con orari più rigidi.

L’accordo con le farmacie risale allo scorso settembre. All’inizio del 2026 la Regione lo ha rinnovato e l’obiettivo è allargare il numero di strutture convenzionate, implementando ulteriormente il servizio.

Il programma di screening per il tumore al colon retto esiste da anni. L’adesione dei toscani è rimasta però sempre più bassa rispetto ad altri programmi di controllo. Il problema principale era la scomodità: poche sedi e orari non sempre ottimali. “La prevenzione è essenziale – spiega l’assessora al diritto alla salute, Monia Monni -. Potersi recare in farmacia amplia le possibilità, potendo contare su una rete potenziale di mille e trecento strutture in tutta la Toscana, e si concilia meglio con i tempi di vita e di lavoro dei cittadini” L’unica limitazione è l’impossibilità di riconsegnare i campioni il venerdì (o il sabato), per evitare che rimangano in farmacia durante il fine settimana e che arrivino rapidamente in laboratorio. 

L’obiettivo, come sottolinea Alessio Poli, presidente del coordinamento delle Farmacie Comunali in Confservizi Cispel Toscna, è “coinvolgere tutte le 1.300 farmacie pubbliche e private coprendo capillarmente tutto il territorio, dividendo i carichi di lavoro e aumentando la percentuale di adesione a questo tipo di prevenzione”. “L’accordo – precisa Poli – nasce dalla necessità di rendere maggiormente accessibile lo screening ai cittadini, gratuitamente e senza perdite di tempo”.

Come funziona è molto semplice. Le cittadine e i cittadini tra i 50 e i 69 anni, dopo aver ricevuto a casa la lettera di invito, possono recarsi in una qualsiasi farmacia aderente, presentare il codice fiscale e ritirare gratuitamente il kit, durante tutto l’orario di apertura. Una volta eseguito il test a domicilio – che consiste nella raccolta di un piccolo campione di feci per la ricerca del sangue occulto – il campione può essere riportato in farmacia, dal lunedì al giovedì. 

Aderire alla campagna, gratuita, è importante. Lo screening del colon-retto è infatti uno degli interventi di sanità pubblica più efficaci per ridurre la mortalità per questo tumore. Consente di intercettare la malattia quando è ancora in uno stadio iniziale e quindi più curabile, o, in alcuni casi, di individuare e rimuovere dei polipi prima che possano trasformarsi in un tumore. In caso di risultato positivo (circa il 5% dei casi) il paziente è chiamato a sottoporsi, gratuitamente, ad una colonscopia di approfondimento.

I controlli sono affidati ad Ispro, l’istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica. Il ruolo delle farmacie, chiamate a dispensare non più solo farmaci, diventa centrale. Come precisa Andrea Giacomelli di Federfarma Toscana, “La rete delle Farmacie ancora una volta ha dato prova di essere un elemento essenziale per la sostenibilità del servizio sanitario regionale, sia in termini di prossimità che di professionalità degli operatori.” 

“Le farmacie da tempo in Toscana offrono servizi avanzati in collaborazione con il servizio sanitario regionale – conclude l’assessora alla sanità, Monia Monni – e in territori isolati e marginali costituiscono un ulteriore valore aggiunto, ampliando le possibilità di accesso ai servizi per le persone. Le farmacie sono già un supporto per la prenotazione di visite, esami e prestazioni diagnostiche attraverso le piattaforme digitali. In farmacia si può andare a vaccinarsi. In farmacia si possono fare anche molte altre cose, che nel 2025 abbiamo iniziato a sperimentare”. 

Altri servizi dispensati in farmacia 
Negli accordi che la giunta regionale ha deciso di prorogare c’è ad esempio un progetto di telemedicina per il controllo dell’attività cardiaca e il supporto ai pazienti diabetici nella terapia farmacologica. Il primo protocollo impegna la Fondazione Monasterio e il secondo le Asl. Tutti erano stati firmati nel 2025.

Prendiamo il caso di un cittadino a cui il medico ha prescritto un monitoraggio nell’arco delle ventiquattro ore dell’attività cardiaca attraverso un holter. Grazie al progetto tenuto a battesimo l’anno scorso ed ora prorogato, il paziente può recarsi in una farmacia che ha aderito al servizio e farsi lì applicare gli elettrodi. Il giorno successivo tornerà sempre in farmacia a farseli rimuovere e i dati registrati dalla macchina saranno inviati ala piattaforma di telemedicina che, tramite un medico specialista cardiologo della Fondazione Gabriele Monasterio, produrrà il referto firmato digitalmente e lo pubblicherà nel Fascicolo sanitario elettronico del paziente.

Il progetto a supporto dei pazienti diabetici prevede invece che farmacie pubbliche e private impegnate nel monitoraggio dell’aderenza alla terapia farmacologica somministrino dei questionari, per chi lo vorrà, in modo da offrire loro assistenza. La scarsa aderenza alla terapia stabilita dal medico per la corretta gestione della patologia – ovvero la mancata assunzione del farmaco, una dose inferiore o superiore oppure non nei tempi e con le indicazioni corrette – è infatti una delle prime cause di inefficacia della terapia, oltre ad essere associata a un aumento degli interventi di assistenza sanitaria.


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