Salute

Farmaci: la spesa del Ssn vola verso i 25 miliardi, in arrivo il tagliando con sconti automatici sui prezzi

Un tagliando sui farmaci, già dopo il secondo anno, che faccia scattare degli sconti sul prezzo in misura proporzionale alla crescita delle vendite, escludendo da questo taglio automatico tutti quei medicinali che dimostrino su dati “real world” – cioè sull’impiego effettivo tra i pazienti – un impatto positivo con benefici su qualità di vita, meno ricoveri e costi per la Sanità pubblica. Eccolo il meccanismo che sta per vedere la luce a cui sta lavorando l’Agenzia italiana del farmaco che potrebbe portare il dossier sulla cosiddetta “clausola di salvaguardia” già al prossimo Cda a fine mese. Un meccanismo, questo a cui l’Aifa lavora da tempo per provare a disinnescare la bomba a orologeria della spesa farmaceutica a carico del Servizio sanitario, quella che garantisce (gratis o con il ticket) ai cittadini i medicinali in farmacia e negli ospedali e che continua a correre da almeno tre anni. La spesa – spinta dai bisogni di cure di una popolazione che invecchia sempre di più e dal costo crescente delle terapie innovative – in base ai dati ufficiali dei primi sei mesi del 2025 potrebbe chiudere alla cifra record di oltre 25 miliardi (dopo 6 mesi sfiora i 12,7 miliardi), erano 21,766 miliardi due anni prima (nel 2023) per poi salire a 23,226 miliardi nel 2024. Una crescita annua del 6-7% che rischia di far saltare il banco e che va governata anche con nuovi strumenti.

Intanto proprio in questi giorni una determina dell’Aifa che attua una norma della manovra di bilancio ha riportato in vigore un taglio del 5% sul prezzo al pubblico dei medicinali Ssn come anticipazione e che finora era possibile per le aziende rimandare al momento del pagamento del payback che tra l’altro nel 2025 potrebbe superare la cifra monstre di 2,5 miliardi. Ma l’idea è di introdurre anche una sorta di doppio tagliando sul prezzo anche alla luce del fatto che mediamente il fatturato di un farmaco in commercio raddoppia già dal terzo anno che è in commercio: l’idea è far scattare un primo mini sconto uguale per tutti allo scadere del secondo anno e poi dal terzo immaginare riduzioni automatiche di prezzo e proporzionali agli aumenti di fatturato – che saranno certificati – senza impegnare più l’Aifa in sfiancanti rinegoziazioni con le aziende: «Per affinare strumenti di controllo della spesa – avverte il Presidente di Aifa, Robert Nisticò – stiamo lavorando su una “clausola di salvaguardia”, che prevede la rinegoziazione automatica dei prezzi, con sconti in misura proporzionale alla eventuale crescita del fatturato delle aziende sul singolo prodotto. Lo Stato è il più grande acquirente di medicinali, è logico dire che se raddoppia il valore degli acquisiti ottenga anche uno sconto adeguato. Anche se il meccanismo che stiamo mettendo a punto prevede anche premialità per chi quegli aumenti delle vendite li abbia raggiunti per aver apportato maggiori vantaggi terapeutici, riducendo ospedalizzazioni e alte spese sociali». «Detto questo, – aggiunge Nisticò – ricordo che l’Italia è tra i Paesi che hanno in media i prezzi più bassi d’Europa e che noi ricontrattiamo. Lo scorso anno è successo per 60 farmaci, anche se nel 40% dei casi le ricontrattazioni non sono andate a buon fine, mentre nel restante 60% dei casi non sempre la scontistica è stata proporzionale agli incrementi delle vendite. Con la clausola che stiamo finendo di perfezionare eviteremmo invece i tempi lunghi delle ricontrattazioni, rispetto alle quali Aifa può oggi trovarsi in posizione di inferiorità quando si trovi nella non comoda condizione di dover trattare con aziende che detengono il brevetto di un farmaco altamente efficace e magari senza adeguate alternative terapeutiche».

La premialità sui farmaci da più tempo in commercio che risultino aver apportato reali e importanti vantaggi terapeutici l’Agenzia la sta anche studiando per i medicinali innovativi, «in una logica di accesso precoce al farmaco, premiando così l’innovazione vera e non quella che apporta pochi miglioramenti in termini di sopravvivenza o qualità della vita ma a costi elevati», specifica Nisticò. Ma tra gli altri strumenti di governance della spesa potrebbe tornare in auge anche il “premium price” introdotto molti anni fa ma mai applicato in Italia, che consentirebbe di premiare appunto le imprese che investono in ricerca e produzione nel nostro Paese. Misura che troverebbe compensazione in una crescita occupazionale e del Pil, a loro volta in grado di generare maggiori entrate fiscali. Insomma l’idea è di contenere da un lato i prezzi non corrispondenti a un altrettanto alto valore terapeutico o che registrano aumenti tali di fatturato da massimizzare il risultato dell’investimento, dall’altro premiando le imprese che investono nel Paese o che introducono medicinali che hanno un grande impatto sia sui pazienti che sui possibili risparmi per il Ssn.


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