Marche

Fano, autopsia sulla pensionata morta dopo essere stata trovata ferita in casa a Pergola, più di 4 ore per sciogliere i dubbi


PERGOLA Oltre 4 ore di autopsia per chiarire le cause della morte di Maria Bigonzi, l’83enne trovata dalla figlia riversa in una pozza di sangue e con una grave frattura alla testa nel suo appartamento di Largo Lucania 3 a Pergola il 26 gennaio scorso. Dopo quasi un mese di agonia, l’anziana è morta all’ospedale di Urbino il 21 febbraio. Maria Betco, la badante 65enne è accusata di omicidio volontario, con l’aggravante del vincolo di coabitazione e al momento si trova in carcere. 

I risultati

I risultati dell’esame autoptico saranno decisivi per chiarire se ci sia stato nesso causale tra la morte della anziana e le ferite riportate alla testa. Ieri mattina, davanti al pubblico ministero, l’affidamento dell’incarico ai medici legali Eva Montanari e Francesco Paolo Busardò che si è occupato degli esami tossicologici. L’avvocato Salvatore Asole che assiste la Betco assieme a Giulia De Luca, ha nominato Adriano Tagliabracci come consulente di parte. L’esame è iniziato alle 11 ed è terminato poco dopo le 15 all’ospedale Santa Croce di Fano. E’ stata eseguita anche una Tac total body, un esame diagnostico radiologico non invasivo per acquisire immagini dettagliate dell’intero corpo.

I medici si sono presi 20 giorni di tempo per una relazione preliminare e 90 giorni per la relazione definitiva dell’esame autoptico. L’avvocato Asole precisa: «E’ ancora prematura pensare di avere delle risposte, ma attendiamo le relazioni per chiarire le cause del decesso. Noi vogliamo appurare i fatti perché ci sorprende la morte intervenuta a distanza di un mese dai fatti. Risulta dagli atti che la anziana aveva varie patologie, quindi l’obiettivo è capire se il decesso è collegabile alla ferita. Abbiamo anche chiesto l’acquisizione dell’intera cartella clinica della anziana per tutto il periodo del ricovero al Torrette di Ancona per chiarire quali cure ha ricevuto e quali diagnosi. C’è il nesso causale tra il decesso e l’episodio del 26 gennaio? Noi continuiamo a credere alla versione della nostra assistita che ha sempre parlato di una caduta accidentale dal letto». Giovedì scorso si è tenuto l’esperimento giudiziale per ricostruire la scena del crimine. All’interno della casa sono state esaminate con una metodologia approfondita le tracce ematiche. Per la difesa, la maggior parte di quelle tracce di sangue sarebbero da strisciamento perché la badante avrebbe tamponato il sangue con dei panni che poi lanciava nella stanza, provocando gli schizzi e colamenti anche sul muro. Non è stata ancora rinvenuta una possibile arma del delitto.

Gli scenari possibili

Gli inquirenti hanno già effettuato dei sopralluoghi alla ricerca di oggetti contundenti. L’esito dell’autopsia potrà fornire ulteriori riscontri sulla tipologia di oggetto che può aver provocato la frattura cranica alla signora Maria. E dunque portare a un nuovo sopralluogo nell’abitazione.




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