familiari e procura puntano il dito sulla gestione dell’emergenza

Nel processo d’appello bis in corso a Perugia sulla tragedia dell’Hotel Rigopiano, tornano a emergere parole durissime sulla gestione dell’emergenza del 18 gennaio 2017, quando una valanga travolse l’albergo di Farindola causando 29 morti. All’uscita dall’aula, Rossella Del Rosso, che è parte civile, – sorella di Roberto Del Rosso, proprietario e gestore dell’hotel, morto sotto le macerie – ha accolto con sollievo un passaggio della requisitoria del procuratore generale.
«Finalmente un giudice ha detto chiaramente che quel giorno in Abruzzo non si sapeva chi comandasse», ha dichiarato. Secondo Del Rosso, l’accusa ha fotografato con precisione «il caos nella prevenzione e nella gestione dell’emergenza» da parte di protezione civile, Regione, Provincia, Prefettura e Dicomac, l’unità chiamata a monitorare anche lo sciame sismico in Abruzzo. «Il dolore è profondo – ha aggiunto – ma alla sofferenza si somma la delusione per un iter processuale nato fragile, che continua a non includere i principali responsabili istituzionali. La nostra richiesta di giustizia viene ancora una volta sminuita». Solo tre giorni prima, il 17 novembre, il sostituto procuratore generale di Perugia, Paolo Barlucchi, aveva ricostruito in aula una gestione dell’emergenza «segnata da superficialità» e da un clima in cui «nessuno sapeva chi comandava». Barlucchi ha richiesto pene in linea con il primo grado per i due tecnici della Provincia di Pescara, Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio, l’ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, il tecnico comunale Enrico Colangeli. Il nuovo processo riguarda dieci imputati, dopo il rinvio dalla Cassazione, e coinvolge anche sei funzionari della Protezione civile regionale, già assolti nei primi due gradi.
Il nodo della turbina spazzaneve
Al centro della requisitoria, ancora una volta, la mancata disponibilità della turbina spazzaneve, indispensabile per mantenere percorribile la strada provinciale che portava all’hotel. Il magistrato ha ricordato che la turbina «si rompe il 6 gennaio, il 7 viene portata dal meccanico, e poi non si fa più nulla».
Una scelta, secondo l’accusa, che equivale a essersi «disinteressati» della situazione, pur sapendo che il peggioramento del meteo era previsto da giorni. «Lo sapevano tutti che sarebbe arrivata una nevicata eccezionale. Era scritto su ogni bollettino», ha sottolineato Barlucchi.
Per la procura, già il 17 gennaio 2017 la situazione meteorologica era così chiara da rendere necessari interventi immediati: chiudere la strada per impedire l’arrivo di nuovi ospiti, riaprirla tempestivamente la mattina del 18, quando i clienti dell’hotel tentarono invano di scappare.




