Società

Famiglia nel bosco, interviene Meloni: “Un problema se è questione morale, e allora campi rom?”

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affrontato il tema della famiglia nel bosco del Chietino durante la conferenza stampa di inizio anno.

La premier ha espresso una posizione netta sulla sottrazione dei minori alle famiglie: la separazione deve avvenire solo in casi estremi, quando la certezza del beneficio per il bambino risulta assoluta. La tutela dei minori deve basarsi su situazioni di pericolo reale o rischi concreti per l’incolumità, non su valutazioni di natura morale o ideologica.

La questione diventa problematica quando i criteri di intervento si spostano dal piano della sicurezza a quello del giudizio sul contesto educativo. Meloni ha sollevato un interrogativo: se un bambino non può crescere in un bosco per motivi educativi, occorre spiegare perché la crescita in un campo rom o in una baraccopoli viene considerata accettabile. Il confronto evidenzia una possibile contraddizione nell’applicazione dei criteri di valutazione delle condizioni familiari.

L’ispezione richiesta e il problema del monitoraggio

Il governo ha richiesto al ministro della Giustizia Carlo Nordio di avviare un’ispezione sul caso specifico. La richiesta si estende alla necessità di un quadro complessivo sul numero di minori sottratti alle famiglie in Italia. L’assenza di un monitoraggio immediato rappresenta un problema rilevante nel sistema attuale: non esiste una raccolta dati organizzata che permetta di valutare l’entità del fenomeno a livello nazionale.

La mancanza di informazioni strutturate impedisce al legislatore di comprendere se il fenomeno degli affidi coatti sia aumentato in modo anomalo. La premier ha sottolineato come questa lacuna informativa limiti la capacità di intervento del governo. L’ordinamento italiano prevede tradizionalmente il sostegno alle famiglie in difficoltà, evitando il trauma aggiuntivo della separazione quando possibile.

La proposta legislativa sui registri degli affidi

Il governo ha presentato una proposta di legge che istituisce due registri nazionali dedicati al tema. Ogni tribunale dovrà dotarsi di strumenti di registrazione sistematica dei casi di sottrazione dei minori. L’obiettivo consiste nella creazione di una base dati che permetta valutazioni informate sulla necessità di eventuali interventi legislativi.

Meloni ha dichiarato: “Credo che sia arrivato il momento di studiare questa questione un po’ più a fondo”. Il governo considera gli strumenti di monitoraggio come passaggio propedeutico a possibili riforme legislative future. La presidente del Consiglio non esclude interventi normativi qualora i dati raccolti evidenzino criticità sistemiche nel meccanismo degli affidi.

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