Fallisce dialogo Mubasta e Comune di Bologna

“Il Pilastro non si tocca”: le parole del comitato Mubasta hanno rimbombato nei corridoi di Palazzo d’Accursio questo lunedì pomeriggio, quando un centinaio di attivisti sono entrati in Comune durante la seduta del Consiglio comunale. La protesta, nata come presidio per la consegna di oltre mille firme contro il Museo dei bambini al Pilastro, si è trasformata in un corteo che ha superato il cordone della polizia e raggiunto il corridoio della sala d’Ercole, subito sbarrata dagli agenti.
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Una delegazione di sei persone ha ottenuto un breve colloquio con il capo di gabinetto Sergio Lo Giudice nella sala stampa. È durato pochi minuti. “Appena ci siamo seduti hanno posto come condizione l’interruzione dei lavori”, ha spiegato Lo Giudice. “Questa non può essere per noi un elemento di condizione di dialogo”. Il museo, ha ribadito, “non è in discussione”, e l’incontro si è chiuso anche perché “sono arrivati 80 appartenenti a forze politiche che hanno interrotto loro stessi quel dialogo”. “Per fare un dialogo bisogna essere in due, bisogna serenamente accettare di confrontarsi con le ragioni dell’altro”, ha concluso il capo di gabinetto.
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Sul coinvolgimento della comunità, Lo Giudice ha ricordato che “la rete di associazioni e scuole del territorio è stata coinvolta in un percorso durato anni”, mentre il comitato “si è formato nelle ultime settimane”. La disponibilità a confrontarsi resta aperta, ha aggiunto, su “il progetto degli spazi esterni e l’interlocuzione con le altre realtà del territorio”, non sull’esistenza del Muba. “Noi crediamo molto in quest’opera e vogliamo realizzarla”. E sul rischio di strumentalizzazione: “Capisco che ci sia qualcuno che voglia strumentalizzare questa vicenda anche a futuri scopi elettoralistici, ma chi ha veramente a cuore la comunità del Pilastro non ha nessun interesse ad alzare ulteriormente i toni”.
Dall’altra parte, la portavoce Laura Pasotti ha descritto un quartiere lasciato solo. Il progetto, ha detto, è stato “calato dall’alto sul territorio senza consultare nessuno dei cittadini”: “100 persone, di cui 30 bambini delle scuole elementari, non possono essere considerati gli abitanti del Pilastro”. Sul dialogo mancato è stata netta: “Non c’è stato nessun dialogo, nessuna interlocuzione. Le uniche persone con cui abbiamo avuto a che fare sono stati gli agenti della Celere o la Digos“. La richiesta è rimasta quella di fermare i lavori come precondizione per qualsiasi confronto: “Quel parco è la socialità e la storia del Pilastro, il cuore del rione. Allora ci riprenderemo il parco”.
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