Extinction Rebellion tinge di verde le acque di Venezia (e di altre 9 città italiane)
In concomitanza con la fase conclusiva della COP30, in corso a Belém, in Brasile, il movimento ambientalista Extinction Rebellion ha dato vita a una serie di azioni dimostrative in dieci città italiane, tingendo temporaneamente di verde acque di fiumi, mari, laghi e fontane. L’iniziativa, dalla forte impronta visiva, è stata realizzata utilizzando fluoresceina, un colorante considerato innocuo e regolarmente impiegato per monitorare flussi idrici in ambito speleologico o subacqueo.
Le prime segnalazioni dell’azione sono arrivate nella mattinata di oggi, 22 novembre, quando residenti e passanti hanno notato una colorazione verde intensa apparire in diversi corsi d’acqua urbani. Extinction Rebellion ha subito rivendicato l’intervento, spiegando che l’obiettivo era richiamare l’attenzione sulle conseguenze del cambiamento climatico e sulle aree del Paese che, secondo gli attivisti, sarebbero già colpite da fenomeni di degrado, inquinamento e contaminazione ambientale.
Gli attivisti hanno coordinato gli interventi in dieci località: Torino, Milano, Parma, Bologna, Padova, Genova, Venezia, Trieste, Taranto e Palermo. L’iniziativa ha interessato contesti idrici differenti: dai fiumi ai canali, dalle fontane cittadine alle acque marine. A Torino è stata colorata una porzione del Po all’altezza dei Murazzi, in un tratto segnato dalla secca che negli ultimi anni si manifesta con crescente frequenza. A Bologna la fluoresceina è stata versata nel Canale delle Moline, mentre a Milano la colorazione è comparsa nella Darsena dei Navigli. A Parma è stato coinvolto il torrente che attraversa la città, mentre a Taranto l’azione ha interessato il fiume Tara, da tempo al centro di dibattiti riguardanti contaminazioni di origine industriale e, più recentemente, per il progetto di un nuovo dissalatore.
Nelle città costiere l’azione si è spostata verso acque marine. A Venezia la tinta verde è apparsa nel Canal Grande, dove era presente anche Greta Thunberg, attirando l’attenzione di cittadini e turisti. Dinamiche simili si sono verificate nelle acque di Trieste e nell’area portuale de La Cala a Palermo. In altre città, come Padova e Genova, Extinction Rebellion ha scelto aree simboliche caratterizzate da fontane storiche: in Prato della Valle a Padova e in piazza De Ferrari a Genova.
Le forze dell’ordine sono intervenute in più località. A Venezia diverse persone presenti durante l’azione sono state identificate, e le autorità hanno sequestrato strumenti musicali utilizzati durante il presidio e uno striscione esposto dagli attivisti. A Trieste otto partecipanti sono stati accompagnati in commissariato per accertamenti. Le altre città non hanno segnalato incidenti rilevanti, e non risultano danni alle strutture interessate, data la natura temporanea e non corrosiva della sostanza impiegata.

Il contesto internazionale in cui è maturata la protesta è stato richiamato più volte dagli attivisti nelle dichiarazioni diffuse a margine delle iniziative. “Si sta concludendo il più importante summit globale per definire accordi politici internazionale volti a contrastare il collasso climatico e sociale”, ha dichiarato un’attivista veneziana, sottolineando come, secondo il movimento, il ruolo dell’Italia nei negoziati non sarebbe stato all’altezza dell’emergenza climatica. Nei giorni precedenti, la COP30 aveva infatti presentato una prima bozza di accordo che includeva un impegno formale all’uscita dai combustibili fossili, sostenuto da 82 delegazioni internazionali. Tra i Paesi che hanno espresso contrarietà figuravano l’Italia e la Polonia, posizione che, secondo Extinction Rebellion e molte organizzazioni ambientaliste, avrebbe contribuito a indebolire la formulazione successiva del testo negoziale.
La bozza rielaborata nelle ore successive ha visto un ridimensionamento della parte dedicata alla transizione energetica, fino alla rimozione esplicita del riferimento all’abbandono delle fonti fossili, elemento che ha suscitato reazioni critiche da parte di osservatori e rappresentanti della società civile presenti al summit. Secondo alcuni commentatori, il testo finale rischierebbe di risultare insufficiente per contenere l’aumento delle temperature globali entro i limiti raccomandati dalla comunità scientifica.
Extinction Rebellion, nelle comunicazioni diffuse durante la protesta, ha richiamato le più recenti proiezioni sul riscaldamento globale, secondo cui le attuali politiche dei governi porterebbero a un aumento medio stimato di circa 2,6°C entro la fine del secolo. Una prospettiva che, secondo il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, aumenterebbe la probabilità di superare pericolosi punti di non ritorno climatici, con potenziali effetti su intere aree del pianeta e un aumento significativo dei movimenti migratori forzati.
Da Taranto un’attivista ha dichiarato che la colorazione delle acque intende rappresentare simbolicamente il futuro verso cui, secondo il movimento, l’Italia si starebbe dirigendo a causa delle sue politiche attuali: un Paese in cui molte aree sono già colpite da contaminazioni industriali e cambiamenti ambientali accelerati. Il riferimento riguarda anche territori considerati critici dal punto di vista ecologico, come il fiume Tara o le aree industriali del nord Italia, citate dagli attivisti come esempi di una gestione insufficiente della transizione ecologica.
La protesta, ha spiegato il movimento, è stata concepita come un’azione coordinata per rendere visibili i luoghi in cui – a loro avviso – gli effetti della crisi climatica e dell’inquinamento risultano più evidenti. L’uso della fluoresceina, già impiegata in passato da gruppi ambientalisti in Europa, è stato scelto per garantire un impatto visivo senza danni per l’ecosistema. Le colorazioni, infatti, si sono dissolte nel giro di poche ore.
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