Ex Ilva, sindacati contro Confindustria: “No allo sciacallaggio sulle aree, sì al forno elettrico”

Genova. I sindacati rispediscono al mittente – e chiedono al Governo di fare altrettanto – l’invito di Confindustria a separare la trattativa per la vendita dell’ex Ilva di Taranto da quella per gli impianti del Nord, Genova e Novi Ligure. Il position paper pubblicato dalle sezioni di Genova e Alessandria chiede di restituire le aree entro il 2026, modificando l’accordo di programma e affidando le banchine alla gestione portuale diretta per funzioni industriali, energetiche e logistiche.
“Cogliamo come nel comunicato dei rappresentanti (alcuni) datoriali, emerga chiara la volontà di una vera e propria operazione di sciacallaggio delle aree, tra l’altro spesso accennata ma ora palesata senza scrupoli, ai danni dei lavoratori ex Ilva – si legge nel comunicato unitario diffuso da Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm nazionali –. Confindustria dimentica dell’esistenza di un accordo di programma che non può essere modificato senza il sindacato e che la forza che ha tutelato i lavoratori garantendo reddito e la non fuoriuscita dal mondo del lavoro, è stata proprio l’appartenenza a un gruppo integrato che coinvolge sul territorio nazionale circa 2mila lavoratori e le loro famiglie e che la sinergia tra gli stabilimenti ha per le scriventi organizzazioni sindacali proprio questo unico obiettivo”.
“Sinergia non è per noi sudditanza – proseguono le sigle dei metalmeccanici -. Siamo sempre stati assolutamente favorevoli che Genova o Novi avessero la propria produzione da forno elettrico (Confindustria invece si schiera contro questa ipotesi, ndr), prospettiva promossa dal Governo che vedeva favorevoli anche le istituzioni locali, convergenti sul piano dei commissari che prevedeva un forno elettrico a Genova. Forno elettrico funzionale all’alimentazione degli impianti di Genova e Novi anche nei momenti di marcia ridotta di Taranto”.
“Le aree rappresentano un interesse economico che fa gola a Confindustria Alessandria e Confindustria Genova, è evidente, ma a quale scopo e quale prezzo è sotto gli occhi di tutti. Abbiamo sempre auspicato la presenza di industriali italiani nelle cordate che si presentavano per l’acquisizione della ex Ilva e la loro assenza, probabilmente, concorre alle difficoltà attuali della soluzione della vertenza. Soluzione che non può arrivare con la resa e la svendita delle aree, questo, i lavoratori e i loro rappresentanti, non lo permetteranno”, concludono Fim, Fiom e Uilm.




