Liguria

Ex Ilva, lavoratori sulle barricate: domani assemblea e possibili nuovi scioperi. Il “piano segreto” di Arvedi fa tremare Genova


Genova. Dopo la fumata nera dello scorso venerdì, quando a Roma il ministro Urso ha incontrato sindacati, sindaca di Genova e presidente di Regione Liguria per discutere del futuro incerto degli impianti dell’Ex Ilva, i lavoratori dell’impianto di Cornigliano tornano “sulle barricate”. Lunedì 1 dicembre, infatti, fin dall’alba, scatteranno nuovi presidi presso i cancelli degli impianti, mentre alle 8 è prevista una nuova assemblea, i cui esiti potrebbe declinarsi – con buone probabilità – in nuove mobilitazioni e scioperi.

A confermalo fonti sindacali dopo che il Governo non ha fatto passi indietro rispetto al piano che prevede il cosiddetto ciclo corto, vale a dire la riduzione al massimo della produzione, con a Cornigliano in attività solo 585 lavoratori, ma senza certezze per il futuro: “Genova, che ha una capacità di un milione di tonnellate, fino ad oggi ne lavorava 270mila tra latta e zincato, cioè saturiamo il 27% degli impianti. Con lo scenario che ci hanno presentato sarebbe in funzione solo il 10%, perché rimarrebbe solo la latta con circa 100mila tonnellate – aveva commentato a caldo Armando Palombo della Rsu Fiom Cgil –  Non aumenterà la cassa integrazione e la formazione sarà solo per 70 persone. E tutti gli altri cosa faranno? La nostra preoccupazione aumenta ancora di più. Se è vero che a marzo ripartirà il secondo altoforno a Taranto, perché non viene ritirato il ciclo corto? Usciamo da qui più confusi di prima in una situazione di grande incertezza”.

Preoccupazioni condivise da Nicola Appice, delegato della Fim Cisl: “Hanno esordito dicendo che non vogliono fermare gli stabilimenti del Nord e che il ciclo corto sarebbe temporaneo. Poi però ha parlato il commissario Quaranta e si è messa peggio. Rispetto a quello che si poteva paventare è una mezza vittoria, perché a Genova si continuerà a lavorare sulla banda stagnata mentre Novi farà le zincature, ma non è stato detto esplicitamente che questo assetto sarà provvisorio fino a marzo, è stato solo lasciato intendere. Non c’è nessuna garanzia. La formazione sulla decarbonizzazione? Una sciocchezza. Dicono che il fermo degli impianti è utile per fare manutenzione, ma se non abbiamo pezzi di ricambio è inutile fermare la zincatura”.

Il piano segreto che fa tremare Genova

A peggiorare il clima, le indiscrezioni riguardo un presunto “piano segreto” di Arvedi, uno dei maggiori gruppi industriali italiani del settore siderurgico, tra i possibili soggetti in corsa per rilevare gli impianti Ex Ilva del paese. Secondo le indiscrezioni rilanciate da “Il Giornale”, infatti, il gruppo potrebbe arrivare a proporre una sorta di “ultima spiaggia” al governo, nel caso in cui i pretendenti esteri si defilassero o arrivassero a produrre proposte irricevibili: la proposta del gruppo lombardo potrebbe riguardare la riduzione degli impianti a due soli forni elettrici, con tre 3 o 5 anni di stop della produzione per l’aggiornamento degli impianti e una “ripartenza light”, con la reintegrazione di non più di 4 mila lavoratori in tutto il paese. Meno della metà.

Secondo quanto riportato dai giornali, per gli altri dipendenti si potrebbe quindi profilare – mettendo a parte i lavoratori eventualmente coperti da prepensionamenti – una redistribuzione nelle aziende pubbliche locali o nelle partecipate anche dello Stato stesso.

Ma non solo: come anticipato anche nella nota ministeriale diramata al termine dell’incontro di venerdì, il piano Arvedi potrebbe destinare le aree occupate oggi dall’accierie – e che un domani, stando al piano, potrebbero essere dismesse – ad altre attività, assorbendo per la loro trasformazione gli stessi lavoratori oggi impiegati negli impianti. Un piano – tutto da confermare e che potrebbe chiudere per sempre, dopo più di un secolo, il capitolo siderurgico nella nostra città. Una prospettiva che oggi fa davvero tremare Genova.




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