Liguria

Ex Ilva, la proposta di Confindustria nel Nord-Ovest: separare il destino di Cornigliano e Novi da Taranto


Genova. Nei giorni in cui va avanti non senza punti opachi la trattativa tra il governo e il fondo americano Flacks per l’acquisizione e il rilancio dell’ex Ilva – anche i sindacati hanno bocciato l’ipotesi giudicandola priva di basi concrete – una proposta per il futuro della siderurgia a Genova e nel Nord Ovest arriva da Confindustria.

Le sezioni di Genova e Alessandria hanno reso pubblico il position paper sulla siderurgia, e in particolare sulle prospettive per gli stabilimenti di Cornigliano e Novi Ligure: restituzione delle aree entro il 2026, nuova governance territoriale e rilancio industriale legato ad automotive e acciai speciali, sono le linee strategiche delineate dal sistema industriale locale. Con un avvertimento: necessario slegare il destino dell’ex Ilva nel Nord Ovest dalla fabbrica di Taranto.

La separazione industriale del Nord dal polo pugliese è il cuore della proposta che si articola in diversi punti chiave: tra questi, la modifica dell’accordo di programma del 1999 con la restituzione entro il 2026 del diritto di superficie delle aree industriali, la bonifica anticipata delle superfici oggi vincolate fino al 2065, la separazione delle trattative industriali tra il polo di Taranto e gli stabilimenti del Nord, il rafforzamento della società pubblica di gestione territoriale con estensione anche allo stabilimento piemontese e la gestione portuale diretta delle banchine per funzioni industriali, energetiche e logistiche.

Secondo l’impostazione proposta – secondo Confindustria – anche l’eventuale ingresso del gruppo finanziario Flacks non rappresenterebbe un vincolo strategico di lungo periodo, lasciando aperta la strada a successivi passaggi industriali verso operatori siderurgici.

Per il sito di Cornigliano, la proposta punta a mantenere le lavorazioni a valle — decapaggio, decatreno e zincatura — senza prevedere nuovi forni elettrici, ritenuti incompatibili con lo sviluppo urbano e logistico dell’area.

L’obiettivo è trasformare progressivamente il sito in un hub industriale e portuale multifunzionale, capace di ospitare attività manifatturiere con maggiore intensità occupazionale rispetto alla siderurgia tradizionale.

Il tema delle aree inutilizzate, da sempre al centro delle istanze di Confindustria, resta centrale: oltre un milione di metri quadrati risultano oggi vincolati dal diritto di superficie, limitando nuovi insediamenti industriali e logistici in una zona strategica del porto.

Diversa la prospettiva per Novi Ligure, indicato come “perno della siderurgia di trasformazione ad alto valore aggiunto”. Qui le linee strategiche individuate puntano su ammodernamento delle linee per acciai altoresistenziali di terza generazione, rafforzamento della filiera automotive, possibile sviluppo di produzione di lamierino magnetico non grain oriented per motori elettrici e maggiore autonomia logistica grazie al collegamento ferroviario e portuale con Genova.

La proposta si inserisce in una fase complessa per il settore nazionale, segnata dall’amministrazione straordinaria di Acciaierie d’Italia, avviata nel 2024 dopo anni di difficoltà industriali e finanziarie. “La crisi attuale rappresenta l’ultimo capitolo di una trasformazione iniziata decenni fa”, si riporta nel paper di Confindustria. Negli ultimi vent’anni il ridimensionamento è stato progressivo. A Cornigliano, gli occupati sono passati da oltre 2500 addetti a meno di 1000.

Il documento sottolinea anche un nodo industriale più ampio. “La filiera siderurgica italiana è oggi divisa tra produzione primaria al Sud e trasformazioni ad alto valore al Nord. La proposta mira invece a rafforzare l’autonomia industriale del Nord, riducendo la dipendenza produttiva e logistica dal ciclo integrale”, dicono gli industriali.




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