Ex Ilva, da Taranto il governo blinda l’impianto: “La chiusura sarebbe una sconfitta per l’Italia”

Manduria (Taranto) – “La chiusura dell’Ilva di Taranto sarebbe una sconfitta dell’Italia” perché “è un impianto che all’Italia può dare molto”: riparte con il dibattito su un tema caldissimo, aperto dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, il “Forum in masseria” organizzato da Bruno Vespa con Comin&partner. Tra i vigneti della terra del primitivo si parla di ambiente nella seconda giornata del Forum, con Salvatore Bernabei, ceo di Enel Green Power e i vertici di società che si occupano di energie rinnovabili.
La precisazione del ministro arriva nel giorno in cui la Corte di Cassazione rigetta il ricorso di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, per il dissequestro dell’altoforno 1. L’udienza davanti alla quarta sezione si è svolta ieri, presidente Donatella Ferranti. L’altoforno 1 è quello sequestrato senza facoltà d’uso a maggio 2025 a causa di un incendio scoppiato a una delle tubiere. L’ex Ilva aveva cercato di ottenere il dissequestro dell’impianto già mesi scorsi ma per due volte la Procura di Taranto ha detto no e no a febbraio ha espresso anche il gip Mariano Robertiello. La motivazione della decisione della Suprema Corte si conoscerà fra 30 giorni e l’azienda una volta lette la motivazione deciderà cosa fare.
“La scelta del Governo italiano è quella di fare dell’Ilva uno degli impianti più moderni d’Europa” ha detto Pichetto Fratin, che ha parlato anche di transizione energetica, spiegando che “c’è ancora tantissimo da fare”. “Dobbiamo andare avanti nell’elettrificazione dell’industria e nell’efficientamento dei fabbricati” ha aggiunto.
Il ministro si è soffermato anche sul cronoprogramma per le rinnovabili:“Quanto era previsto per il 2030 lo stiamo rispettando. Abbiamo installato 22 gigawatt di rinnovabili durante gli ultimi tre anni” e ha ribadito la necessità di accelerare sul nucleare: “Entro fine anno ci sarà il completamento del quadro normativo, con i decreti attuativi”, precisando che la messa a regime è prevista per il 2033-34 e che intorno al 2040 questo tipo di energia potrebbe produrre il 10-15 per cento del fabbisogno nazionale”
Sul tema è intervenuto anche il ministro per le Imprese, Adolfo Urso: “Dovrà sopravvivere malgrado tutto, malgrado il contesto particolarmente avverso. Malgrado l’eredità che abbiamo ricevuto, i danni che commissari hanno accertato siano stati realizzati durante gestione Mittal 7 miliardi di euro, per i quali c’è la causa risarcitoria a Tribunale di Milano, malgrado le tante cose che sapete ed è inutile ripetere. Lunedì incontrerò i sindacati per illustrare, in piena trasparenza, a loro che rappresentano i lavoratori, qual è la situazione attuale e le possibilità per dare soluzione strutturale, in continuità produttiva e rispondendo a obiettivi di decarbonizzazione piena dell’industria siderurgica italiana”.
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