ex amministratore di sostegno dovrà risarcire pure il Ministero
FILOTTRANO Prima la condanna per peculato inflitta dal gup del tribunale di Macerata, adesso anche quella della Corte dei Conti. Dovrà risarcire il Ministero della Giustizia con 40mila euro un filottranese di 71 anni, accusato di aver sfilato soldi al disabile che avrebbe dovuto assistere, in quanto suo amministratore di sostegno. I giudici della Corte dei Conti hanno ravvisato un danno d’immagine per l’amministrazione pubblica.
I filoni
Il verdetto arriva a cinque anni dalla sentenza penale di primo grado, poi diventata definitiva. Al filottranese erano stati inflitti due anni di reclusione, con la pena sospesa subordinata al risarcimento del danno quantificato in 70mila euro. Oltre al peculato (contestato per il ruolo da pubblico ufficiale che esercitava) doveva rispondere di rifiuto di atti d’ufficio. L’uomo era stato designato dal giudice tutelare di Macerata per assistere un giovane disabile di Porto Recanati affetto da deficit psichici, morto prematuramente a 35 anni. Il filottranese aveva portato avanti l’incarico dal 25 novembre 2008 (data del decreto di nomina) fino al 16 novembre 2016, quando gli era stato revocato il ruolo di amministratore di sostegno. In questo lasso di tempo, stando alla procura, avrebbe sfilato 62mila euro dal conto corrente bancario del disabile, che percepiva una pensione mensile. Soldi utilizzati per fini personali o in assenza di valide ragioni giustificative.
Secondo la contestazione degli inquirenti, aveva anche violato, nonostante i solleciti ricevuti, gli obblighi impostigli dal decreto di nomina, tra cui quello di informare il giudice tutelare in ordine alle attività di spesa svolte nel corso dell’anno. Di qui, il reato di omissione di atti d’ufficio e l’avvio degli accertamenti da parte della procura, che hanno poi portato alla definizione del processo. Per quanto riguarda il risarcimento, la procura erariale aveva chiesto la condanna al pagamento di 75mila euro.
Le motivazioni
Per giudici «va tenuto conto che, una volta scoperti, tali deplorevoli comportamenti hanno unitariamente e nel loro complesso arrecato discredito al Ministero della Giustizia, a prescindere dal periodo in cui essi si sono concretamente verificati». I giudici hanno tenuto conto del ruolo «non apicale» rivestito dal filottranese, nonché dal contesto locale in cui si era dato risalto della notizia. Per questo, la domanda è stata accolta, ma nella somma di 40mila euro.




