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Evacuazioni mediche da Gaza, l’Europa resta indietro: troppi pochi pazienti accolti

Più di due mesi dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco, il numero di evacuazioni mediche dalla Striscia di Gaza verso l’Europa non solo non è aumentato, ma ha continuato a rallentare. È il dato che più preoccupa le organizzazioni umanitarie impegnate sul territorio e che emerge con chiarezza dalle cifre diffuse da Medici Senza Frontiere e dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms): l’accesso alle cure salvavita resta uno dei nodi irrisolti dell’emergenza umanitaria.

Secondo MSF, nel mese di ottobre sono state evacuate da Gaza 148 persone bisognose di cure specialistiche, scese a 71 nel mese di novembre, mentre per dicembre si stima che non si supereranno le 30 evacuazioni complessive. Un trend in calo che stride con le aspettative legate al cessate il fuoco e che, secondo le organizzazioni umanitarie, ha già avuto conseguenze drammatiche: centinaia di pazienti sono morti in attesa di un trasferimento all’estero o di cure che il sistema sanitario di Gaza non è più in grado di garantire da tempo.

I numeri complessivi aiutano a inquadrare la portata del problema. Dall’ottobre 2023 a oggi, l’Oms ha evacuato oltre 7.600 pazienti dalla Striscia di Gaza verso Paesi terzi. Circa due terzi sono bambini. La maggior parte dei trasferimenti è avvenuta verso Paesi della regione mediorientale e del Golfo, che hanno assorbito il grosso dell’emergenza sanitaria. L’Europa, nel suo complesso, ha avuto un ruolo marginale. Secondo gli ultimi dati disponibili, i Paesi dell’Unione europea ospitano attualmente 397 pazienti evacuati da Gaza attraverso il meccanismo Oms, una quota estremamente ridotta se rapportata al fabbisogno stimato dall’agenzia delle Nazioni Unite, che parla di decine di migliaia di persone bisognose di cure non disponibili nella Striscia.

Allargando lo sguardo alla cosiddetta Regione europea dell’Oms, che comprende anche Paesi non appartenenti all’Unione, oltre mille persone sono state evacuate da Gaza. Anche in questo caso, tuttavia, il dato resta contenuto e concentrato in pochi Stati, con una forte disomogeneità nella distribuzione degli sforzi. All’interno dell’Unione, il peso delle evacuazioni è infatti ricaduto su un numero ristretto di Paesi.

Il caso italiano rappresenta un esempio emblematico delle potenzialità, ma anche dei limiti, dell’approccio europeo. A più di 18 mesi dall’inizio del conflitto, l’Italia continua a organizzare evacuazioni mediche regolari – sia tramite Oms che tramite missioni bilaterali italiane – prevalentemente destinate a minori con ferite gravi, amputazioni, patologie oncologiche o condizioni croniche non più trattabili a Gaza. Secondo dati aggiornati del Ministero degli Affari Esteri, oltre 230 bambini palestinesi sono stati trasferiti in Italia insieme ai loro familiari, per un totale di più di 840 persone accolte nell’ambito di missioni umanitarie e sanitarie. L’ultima operazione, dell’8 dicembre, ha portato in Italia 17 bambini con patologie complesse e 63 accompagnatori, distribuiti in una rete di ospedali che coinvolge più di 20 strutture in diverse regioni.


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