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Europei 2024: Southgate vs Koeman, o l’elogio dell’imperfezione

Intrecci, incroci emotivi. Assi cartesiani geografici e psicologici s’intrecciano nella semifinale ’nordica’ di questi Europei. E dire che i ’nordici’, appunto, il titolo continentale non lo vincono dal 1996, con la Germania che trionfo’ in Inghilterra. In semifinale i tedeschi superarono ai rigori gli inglesi a Wembley, e a fallire il penalty decisivo fu proprio quel Gareth Southgate che oggi è il (contestato) ct dei Tre Leoni. A Wembley, qualche stagione prima, Ronald Koeman con una bordata su punizione aveva regalato al suo Barcellona la Champions League contro la Sampdoria di Vialli e Mancini. Nell’abbraccio tra i due, su quello stesso prato, dopo la vittoria a Euro202(1) sempre ai rigori e contro l’Inghilterra di Southgate, c’era anche il riscatto di quella amara notte doriana, decisa da quel biondo olandese che campione d’Europa con a sua Nazionale lo era già diventato nel 1988, e proprio in terra di Germania. Immagini, intrecci, suggestioni che ruotano più veloci del pallone stesso.

Si gioca – Per fortuna si gioca, il che impone di chiudere l’album e dei ricordi e di fissare cuore e sguardo sul prato, quello del Westfalen Stadion di Dortmund, che con Monaco di Baviera e Berlino è stata la vera capitale di questo Europeo. Sfida intrigante, quella tra tulipani e inglesi, che però rimanda ancora al passato, a quel Van Basten che proprio a Euro88 ne fece tre ai sudditi della Regina (allora, oggi del Re) per lanciarsi verso il trono di protagonista assoluto di quella rassegna continentale. Oggi però forse meglio fissare gli occhi verso le panchine, dove siedono due leader discussi e silenti, ma che pure hanno condotto le loro nazionali sulla soglia dell’ultimo ballo continentale.

Il vero Normal One – La semifinale mondiale nel 2018, la finale europea 2021, un quarto di finale a Qatar22, una semifinale di Nations League. A vederli in fila, e pure considerando gli alti e bassi inevitabili e l’oscillante qualità del gioco, non va poi così malaccio la Nazionale inglese guidata da Southgate. Che pure il suo lo ha sempre fatto anche sotto il profilo tattico, anche qui a Euro2024 assemblando un gruppo che certo non incanta (ma chi, Spagna a parte, c’è riuscito finora?) ma che mostra comunque un elevato grado di reciproca tolleranza tecnico-tattica, e uno spogliatoio unito malgrado le tante tensioni che la dura stagione della Premier riverbera al suo interno. Per paradosso, il 53enne ct nato a Watford sembra veder amplificate le sue naturali e umane incertezze da uno stile ’british’ e istituzionale che mal si confà ai tempi che corrono, e all’iper-enfatizzato clima messianico che accompagna ogni crociata calcistica dei Bianchi d’Inghilterra, costretti da storia e fatturati a mettere al più presto in bacheca altro metallo prezioso accanto al solitario alloro mondiale conquistato (a Wembley, manco a dirlo…) nel 1966. Sarebbe significativo se a colmare quel vuoto fosse la squadra plasmata da questo Normal One profondo studioso di sport a livello internazionale (nel 2018 suscitarono grande curiosità i suoi contatti e approfondimenti col mondo dell’Nfl statunitense, da cui ha appreso tecniche e metodologie utili anche per il suo compito di commissario tecnico).

Senza enfasi – Duro condottiero in campo ai tempi delle sue due carriere, in maglia blaugrana e arancione, anche Ronald Koeman ha dovuto ridefinire ruolo e prospettive una volta sedutosi a bordocampo. E dire che panchine prestigiose (Ajax, Psv, Benfica, Barcellona) e qualche successo non gli sono mancati. Ma il Koeman giocatore esprimeva altra aura e altra determinazione rispetto a quanto riesca oggi al Koeman-allenatore (accompagnato nel ruolo di vice in questa seconda avventura in Nazionale dal fratello Ervin, che ne era stato compagno in campo nella trionfale cavalcata europea degli arancioni nel 1988). Eppure, a 61 anni e dopo aver superato anche qualche problema cardiaco, Rambo (come era soprannominato dalle nostre parti, proprio per carattere e potenza del tiro) sembra aver scoperto l’arte della concretezza e della misura, varando un’Olanda operaia e solida (necessità ancor più impellente viste le assenze per infortunio di Koopmeiners, De Roon e De Jong a pochi giorni dall’inizio dell’Europeo) che certo lo allontana dai miti estetici delle Arance Meccaniche che avevano in Cruyjff e Van Basten i loro profeti, ma che lo rende infine più vicino e umano. E magari anche più vincente. Southgate permettendo.

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