Società

Europa in ritardo sulle competenze STEM: solo il 26,5% degli studenti sceglie percorsi scientifici. Borsani (Deloitte): “È un vincolo di crescita, serve una strategia nazionale”

L’Europa affronta un problema strutturale nella formazione delle competenze scientifiche e tecnologiche.

Solo il 26,5% degli studenti universitari europei risulta iscritto a percorsi di formazione terziaria in ambito STEM, secondo i dati dell’Osservatorio STEM di Deloitte. Il dato appare ancora più preoccupante se si considera che questa percentuale rimane sostanzialmente ferma da oltre un decennio, mentre la domanda di competenze tecniche e scientifiche cresce in modo esponenziale. La capacità di innovare, industrializzare nuove tecnologie e competere sulle catene del valore dipende direttamente dalla disponibilità di competenze scientifiche e tecnologiche.

Guido Borsani, presidente di Fondazione Deloitte, ha spiegato: “È un promemoria strategico: in una fase storica in cui intelligenza artificiale, automazione e transizione digitale ridisegnano mercati e produttività, le STEM diventano una vera e propria infrastruttura strategica per la competitività. E come tutte le infrastrutture, richiede investimenti continui, governance e una logica di sistema”.

Il disallineamento tra aziende e formazione

Le imprese europee registrano difficoltà concrete nel reperire profili con competenze adeguate. Più di un’azienda su due segnala problemi nel trovare personale qualificato in ambito scientifico e tecnologico. Borsani ha definito la situazione come un disallineamento strutturale: “Non è un dato congiunturale: è un vincolo di crescita, che si traduce in ritardi nella realizzazione di progetti, costi di ricerca e selezione più elevati, e minore capacità di scalare l’innovazione”.

L’economia corre sempre più veloce, così come la competenza tecnologica richiesta dal mercato. La pressione competitiva globale rende complesso trattenere all’interno delle aziende il personale qualificato disponibile. Otto aziende su dieci chiedono interventi pubblici mirati a rafforzare l’offerta formativa nazionale e a potenziare gli scambi tra università e mondo del lavoro.

L’Osservatorio STEM di Deloitte sottolinea la necessità per l’Unione Europea di accelerare sulla diffusione di competenze scientifiche e tecnologiche, considerandole una vera e propria infrastruttura strategica per la competitività del continente.

Il divario di genere penalizza la crescita

Le donne iscritte a facoltà STEM rappresentano una minoranza significativa rispetto agli uomini. Nel 2023, le studentesse iscritte a ingegneria e ICT hanno raggiunto solo il 32,2%, con una crescita di appena 0,3% rispetto al 2022. L’unico ambito in cui si è raggiunta la parità risulta quello di scienze naturali, matematica e statistica, con il 50,6% di iscritte.

Borsani ha spiegato le conseguenze di questo squilibrio: “Quando le donne restano ai margini dei settori a più alto valore aggiunto, si consolida una segmentazione del mercato del lavoro in cui l’accesso alle professioni meglio retribuite, più dinamiche e con maggiori prospettive di leadership rimane sbilanciato. In parallelo, la mancanza di diversità nei team che progettano tecnologie e servizi digitali incide sulla dimensione civile dell’innovazione: sistemi e prodotti rischiano più facilmente di incorporare bias, di non rispecchiare bisogni differenti e di amplificare le disuguaglianze anziché ridurle”.

Il presidente di Fondazione Deloitte ha aggiunto che un continente che non riesce ad attivare pienamente il proprio potenziale femminile nelle aree tecnologiche riduce ulteriormente la propria capacità di crescita. Il divario di genere rappresenta un freno concreto allo sviluppo economico e tecnologico europeo.

Le barriere culturali frenano le scelte formative

Le rappresentazioni culturali e sociali incidono in modo determinante sulla scelta delle materie di studio. Il 51% degli studenti di materie tecniche e scientifiche indica la famiglia come fattore decisivo per orientare il proprio futuro.

Tra i giovani intervistati da Deloitte, sei studenti non STEM su dieci dichiarano di aver considerato un percorso scientifico, ma molti vi hanno rinunciato perché lo hanno ritenuto troppo difficile (33%) o perché convinti di non essere portati (30%). La dinamica appare ancora più marcata per le ragazze.

Oltre sette su dieci tra studentesse e giovani lavoratrici STEM dichiarano di aver assistito a episodi discriminatori. Il 48% delle studentesse afferma di averli subiti in prima persona. La conseguenza risulta doppia: si riduce l’ingresso nei percorsi formativi e aumenta la dispersione lungo i percorsi formativi e professionali.

Gli stereotipi di genere e le discriminazioni pesano sulla capacità del sistema educativo di attrarre talenti femminili verso le discipline scientifiche e tecnologiche, privando il continente di competenze fondamentali per la competitività futura.


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