Euro 7: Rivoluzione Auto dal 2026

Ci risiamo, dalla UE insistono. Dopo la “figuriccia” dell’Euro 5 che sarebbe dovuto entrare in vigore a ottobre 2025, bloccando moltissimi automobilisti e che poi è stato procrastinato al primo ottobre 2026 ecco che, nell’ottica della vituperata transizione ecologica, da Bruxelles hanno stabilito che dal 29 novembre 2026 entrerà in vigore per le automobili il nuovo standard Euro7. Nel 2028 toccherà ai veicoli pesanti, camion, autobus, autocarri e rimorchi.
Euro 7 non si limiterà a controllare solo i gas di scarico dell’automobile, ma saranno messe sotto osservazione anche le polveri sottili prodotte dai freni e dagli pneumatici dei veicoli, che producono il famigerato particolato che inquina l’aria che respiriamo. Inoltre con l’Euro7 saranno messe sotto osservazione anche le batterie delle auto elettriche ed ibride, le cui prestazioni dovranno rispettare degli standard minimi per tutta la loro vita utile. Infine con l’Euro7 viene introdotto il concetto di “durabilità estesa” cioè le automobili dovranno garantire le stesse emissioni per un limite di durata di almeno dieci anni o 200 mila chilometri. Quindi basta a veicoli che funzionano bene solo da nuovi, ma dovranno essere in grado di assicurare le stesse performance per tutto il loro ciclo vitale. A fungere da controllore sarà chiamato l’O.B.M. cioè l’On Board Monitoring o come è stato ribattezzato il “Vigile elettronico”. Una sorta di grande fratello installato dalla fabbrica costruttrice del veicolo con il compito di monitorare costantemente ed in tempo reale i limiti di emissioni della nostra auto. Se per qualsiasi ragione si dovessero superare i limiti di fabbrica imposti, ad esempio usura, malfunzionamento o manomissione del veicolo, il sistema sarà in grado di rilevarlo avvisando il conducente ed indicando che l’auto non rispetta più gli standard. Da qui in poi si apre un mondo tutto nuovo. Infatti l’O.B.M. potrà inviare autonomamente i dati alla casa madre, ma anche alle autorità preposte al controllo della circolazione stradale, con tutto ciò che questo adempimento comporterà per il rispetto della privacy di ciascuno di noi. Inoltre l’O.B.M. potrà anche bloccare il veicolo da remoto, che quindi non si metterà in moto, se e quando, analizzati i dati ambientali del particolato e delle polveri sottili, le autorità dovessero ritenere che sono stati sforati i limiti di legge.
Ovviamente tutta questa tecnologia a bordo delle nostre prossime automobili ha un costo e non da poco. Il prezzo che gli automobilisti saranno chiamati a pagare sarà salato. I costruttori saranno infatti chiamati ad aumentare i propri investimenti negli stabilimenti industriali per dare seguito alle imposizioni UE in un momento storico già reso complicato non solo dalla transizione ecologica verso l’elettrico, ma anche dall’inflazione, e dalle incertezze globali. Gli automobilisti-consumatori vedranno aumentare il prezzo delle auto in listino in un mercato già stressato. Secondo le stime della Commissione europea, i costi di produzione aggiuntivi potrebbero determinare un aumento medio di circa 2mila euro per ogni auto con motore tradizionale. Si attende invece una stangata da circa 10 mila euro per ogni camion o autobus con motore termico. Acea cioè l’Associazione Europea dei Costruttori di Automobili ha contestato le previsione di Bruxelles ritenendole ampiamente sottostimate.
Il 2026 sarà quindi l’anno della svolta, in cui capiremo se l’industria automobilistica europea sarà in grado di sopravvivere a sé stessa ed a queste regole sempre più severe e soprattutto capiremo se i cittadini dei singoli Stati vorranno assecondare o meno queste imposizioni che per il momento, rischiano di accelerare il processo di deindustrializzazione dell’automobilismo italiano, con conseguenze drammatiche per i posti di lavoro e per l’economia del nostro Paese.
Intanto si deve registrare il dietrofront della Commissione europea sul green deal per le auto a motore endotermico. Il fatto è che da Bruxelles hanno dovuto prendere atto che le automobili nuove costano troppo, specialmente quelle elettriche e quindi i consumatori non le comprano semplicemente perchè non possono permettersele. Nulla di ideologico. Quindi il termine inizialmente fissato per il 2035, che stabiliva lo stop totale alla vendita di veicoli che non fossero a zero emissioni è fallito, con ciò ridando vita ai motori termici tradizionali, ma soprattutto favorendo il commercio delle vetture ibride siano esse mild hybrid, plug in o full hybrid e aprendo anche al commercio di biocarburanti. Ovviamente potranno continuare a essere commercializzate le 100% elettriche e le vetture a idrogeno per chi potrà permettersele.
In ogni caso per il futuro del settore automotive ci sono molte, moltissime incertezze e pure per noi consumatori.
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