Estorsioni e usura all’ombra dei clan di Isola Capo Rizzuto, alla sbarra in 14 tra boss e sodali I NOMI
Antonio Bruno, detto “Tonino”, il presunto referente al Nord delle cosche di Isola Capo Rizzuto è finito a processo. E insieme a lui sono stati rinviati a giudizio anche le altre 14 persone (che hanno optato per il rito ordinario), tra cui il boss di Papanice Mico Megna, coinvolte nell’inchiesta “Folgore-Blizzard” della Direzione distrettuale antimafia contro il clan Manfredi-Nicoscia.
Lo ha stabilito ieri il giudice per le udienze preliminari di Catanzaro, Piero Agosteo, il quale ha accolto la richiesta che è stata ribadita in aula dal pubblico ministero della Dda. Per loro il dibattimento inizierà il 7 maggio davanti al Tribunale di Crotone. Mentre altri 8 imputati hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato (che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena). E tra quest’ultimi figura l’ipotizzato capo della ‘ndrina, Pasquale Manfredi, alias “Scarface”, il figlio di Mario assassinato nel 2005. Invece, le posizioni di altri 5 accusati sono state stralciate per difetto di notifica degli atti.
I 15 rinviati a giudizio: Antonia Arena, Antonio Arena, Salvatore Arena, Antonio Bruno, Antonio Masciari, Francesco Masciari, Luigi Masciari, Mico Megna, Mario Megna, Luigi Morelli, Pasquale Morelli, Nicola Pittella, Carlo Alberto Savoia, Giuseppe Verterame e Antonio Viola.
Hanno scelto l’abbreviato: Antonio Francesco Arena, Francesco Garofalo, Antonio Giardino, Marilena Manfredi, Pasquale Manfredi, Giulia Mercoledisanto, Giuseppe Porcelli e Antonio Ruggiero. Stralciate le posizioni di Antonietta Corda, Salvatore Gareri, Luigi Manfredi, Luigina Verterame e Vincenzo Verterame.
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