Liguria

Espulso dall’Italia l’operaio di Sestri Ponente condannato per terrorismo: “Non si è dissociato dallo Jihadismo”


Genova. E’ ancora socialmente pericoloso e per questo sarà espulso dall’Italia e rimandato in Bangladesh il 22enne operaio di Sestri Ponente Faysal Rahman, arrestato dalla Digos nel  novembre del 2023 per terrorismo. Il giovane, che viveva a Genova con la famiglia e lavorava in una ditta di subappalto dei cantieri navali era stato condannato a 3 anni e 10 mesi in via definitiva perché si era radicalizzato a partire dal 2021 in particolare attraverso social e chat legate allo jihadismo di “Al Qaeda”.

A chiedere l’espulsione come misura di sicurezza collegata alla condanna era stato il procuratore aggiunto Federico Manotti, all0ra pm della Dda. Faysal ha finito di scontare la sua pena, nel carcere di massima sicurezza di Sassari, all’inizio di gennaio. Ma per rendere esecutiva l’espulsione era necessaria una rivalutazione della sua pericolosità sociale.

Faysal Rahman aveva aderito, almeno idealmente, al gruppo terrorista pachistano Tehrik-e Taliban Pakistan (TTP), vicino ad Al-Qaeda, il cui obiettivo dichiarato è il rovesciamento del governo eletto del Pakistan per fondare un emirato basato sulla sua interpretazione della legge islamica, attaccando direttamente l’esercito pakistano e assassinando esponenti politici. Sui social si definiva Soldato di Dio, diffondeva video di attentati e azioni violente. Aveva aderito al cosiddetto Gruppo dei 20, inizialmente creato per “fare Jihad contro gli Indu”. Si era anche auto addestrato, con la ginnastica ma anche acquistando le istruzioni per l’utilizzo di armi da fuoco in particolare del fucile mitragliatore “AK – 47”).

In carcere il giovane avrebbe avuto un comportamento ineccepibile – come si legge dalla stessa relazione della direzione carceraria – e ha chiesto tramite il suo legale di non essere espulso perché  voleva restare a Genova dove vivono i genitori, il fratello e uno zio.

Secondo il tribunale di sorveglianza di Sassari però il giovane denota una “persistente difficoltà ad assumere piena responsabilità per il disvalore delle condotte poste in essere, che vengono dalle medesime ricondotte a fattori esterni (giovane età, esposizione ai contenuti online etc.), piuttosto che a una scelta ideologica consapevole” e avrebbe comunque dimostrato poco interesse per la “realtà culturale italiana”, visto che agli psicologi ha raccontato che i soldi guadagnati con il lavoro li aveva usati per comprare una casa in Bangladesh per sposarsi e mettere su famiglia  assolvendo al “disegno di vita delineato dalla propria tradizione”. Decisiva per la decisione del tribunale la relazione della Digos di Genova inviata il 15 gennaio di quest’anno e relativa ad indagini fatte nelle due settimane successive alla scarcerazione in cui viene segnalata la “mancata dissociazione dell’interessato dall’ideologia di riferimento e la persistente esposizione a profili di rischio”

 




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