Lazio

Esplosione Parco degli Acquedotti, Digos in azione per ricostruire la rete anarchica: ecco i possibili obiettivi

Un’esplosione mortale nella periferia romana ha riacceso i riflettori sulle frange più estreme dell’anarchismo insurrezionalista.

Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, due militanti noti negli ambienti radicali, hanno perso la vita mentre assemblavano un ordigno rudimentale.

La tragedia ha innescato nelle ultime ore una vasta operazione della Digos, con perquisizioni mirate in cinque abitazioni collegate al loro giro, e sequestri di materiale informatico e documenti destinati a chiarire la rete di supporto dei due “artificieri”.

Le vittime: profili di un radicalismo attivo

Le figure di Mercogliano e Ardizzone erano già note alle cronache giudiziarie:

Alessandro Mercogliano, coinvolto in passato in processi per azioni a sfondo terroristico a Torino, prosciolto in appello.

Sara Ardizzone, recentemente indagata nell’inchiesta “Sibilla” a Perugia, dove aveva dichiarato senza esitazione: “Sono anarchica, nemica di questo Stato come di ogni altro”.

Nei blog e nei canali dell’area anarchica è già comparso un manifesto in memoria dei due: “Sara e Sandro sono morti combattendo. Un esempio luminoso di connubio tra pensiero e azione”, recita il messaggio, a testimonianza del culto della memoria tra i gruppi estremisti.

Foto LaPresse Francesco Benvenuti

L’ordigno: un pericolo in casa propria

Secondo gli esperti del CASA (Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo), convocato d’urgenza dal Ministro Piantedosi, l’esplosivo era una miscela instabile a base di fertilizzante con innesco artigianale, estremamente delicata da maneggiare.

Gli investigatori ipotizzano che l’obiettivo fosse vicino al Parco degli Acquedotti, area strategica per il traffico urbano.

Tra i potenziali bersagli indicati dalle autorità:

Il polo Tuscolano della Polizia di Stato.

Una caserma dei Carabinieri della zona.

Lo snodo ferroviario del quadrante Sud-Est.

Minacce e clima di tensione

L’allarme si è esteso anche sulle strade, dove appaiono scritte intimidatorie in prossimità di luoghi pubblici: “La vendetta sarà terribile”, “Carabinieri tutti appesi”, “Guerra agli oppressori”. I Carabinieri stanno analizzando le telecamere di videosorveglianza per risalire agli autori.

Gli investigatori ritengono che l’azione potesse avere un duplice intento: da un lato rilanciare la campagna contro il regime del 41-bis in vista della scadenza tecnica del decreto su Cospito prevista per maggio; dall’altro, sfruttare la coincidenza con il Referendum sulla Giustizia per massimizzare l’impatto mediatico e simbolico dell’attentato.

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