«Ero soggiogata». Con i soldi erano andati in vacanza. L’ex è a processo
CERRETO D’ESI – Avrebbe indotto la compagna a rubare i gioielli di famiglia, venduti poi al Compro Oro e utilizzati, in parte, per andare in vacanza, tra Varese e la Svizzera. È questa l’accusa che ha portato sul banco degli imputati un 43enne, accusato di furto aggravato. Anche se tecnicamente non era stato lui il protagonista dell’azione predatoria, bensì la fidanzata dell’epoca. La donna, di qualche anno più giovane, non ha però avuto ripercussioni. In primis, perché i suoi genitori – vittime del furto – non avevano sporto denuncia contro di lei. E poi perché dal punto di vista giuridico non è punibile per questo tipo di reato, essendo legata da un legame di parentela con le persone offese.
I testimoni
Ieri mattina, nell’aula presieduta dal giudice Pietro Renna, il processo è entrato nel vivo con l’audizione dei testimoni. A parlare anche l’ex compagna dell’imputato. «L’ho fatto perché ero soggiogata da lui e avevo paura di essere lasciata. Sapevo che era in una situazione di difficoltà economica, aveva dei debiti». Il sospetto che aveva confidato ai carabinieri quando era stata sentita: l’ombra della droga dietro la necessità di denaro del 43enne.
Poi le scuse e il rammarico per quanto fatto: «Mi vergogno ancora tanto» ha detto la testimone riferendosi al furto commesso il 18 ottobre del 2023. I gioielli, rivenduti al Compro Oro, avevano fruttato 4mila euro. Per l’accusa erano tutti finiti nelle mani dell’imputato, difeso dall’avvocato Fabio Barboni del Foro di Macerata. Parte dei soldi, stando alla ricostruzione accusatoria, sarebbero stati utilizzati per saldare i debiti del 43enne, un’altra parte per pagare una vacanza che la coppia aveva trascorso tra Varese e la Svizzera. I gioielli erano ricordi di famiglia, ma anche regali, da un valore affettivo inestimabile.
Le vittime
I genitori, che sono parte civile con gli avvocati Tommaso Rossi e Isabella Munafò, si erano accorti della sparizione dei monili in un secondo momento. È parlando con la figlia, poi, che era emerso il contesto predatorio che la procura ha affibbiato al 43enne. Anche lui ieri è stato sentito in aula: «Lei viveva da me in quel periodo e non contribuiva alle spese. Ero in difficoltà, ma non li ho rubati io quei gioielli» il senso delle parole dell’imputato. Per la procura, invece, avrebbe sfruttato le condizioni di fragilità della compagna per indurla a rubare in casa dei genitori. Venerdì prossimo discussione e sentenza.




