erano del fratello seguito da un tutore
OSIMO – Si sarebbe appropriata di 311mila euro, soldi lasciati in eredità dalla madre deceduta e destinati principalmente al mantenimento di uno dei suoi due fratelli, seguito da un amministratore di sostegno. Li avrebbe distratti dal conto corrente cointestato per sottoscrivere una polizza vita a lei intestata, fondi di investimento e aprire un altro conto. Una volta scoperta e denunciata dal tutore, dopo mesi ha restituito i soldi, ma non tutti: all’appello mancherebbero circa 22mila euro. Per questo la 61enne osimana, difesa dall’avvocato Riccardo Somma, è finita a processo con l’accusa di appropriazione indebita.
La ricostruzione
Per uno dei suoi due fratelli, pur non totalmente incapace di intendere e volere, ma vulnerabile e per questo potenziale bersaglio di truffatori, nel novembre 2022 era stato nominato un amministratore di sostegno, l’avvocato Fabrizio Del Gobbo, che ieri è stato sentito come testimone in tribunale dal giudice Pietro Renna e si è costituito tramite la collega Cristina Carioli. Dal legale, infatti, era partita la querela contro la 61enne, dopo che già il secondo fratello l’aveva denunciata nel 2022 per una presunta appropriazione indebita: si era accorto che tutti i soldi erano misteriosamente spariti quando da una banca gli è arrivata una lettera di chiusura di un conto corrente cointestato con la sorella. Tuttavia, l’indagine era stata archiviata dal gip per mancanza di prove. A seguito della nomina dell’amministratore di sostegno, in sede di ricostruzione del patrimonio monetario è emerso che l’imputata aveva acceso una polizza vita da 202mila euro a sé intestata, somma nella titolarità del fratello seguito dal tutore come per sua stessa ammissione. Non solo. Nel febbraio 2023, davanti al giudice tutelare, è emersa l’esistenza di un altro conto corrente, sempre cointestato, con somme per 108mila euro, anche queste riconducibili alla vittima e poi bonificate su un altro conto dalla 61enne. Successivamente all’imputata veniva intimato dall’amministratore di restituire l’intero importo (311mila euro), operazione che avrebbe eseguito solo mesi dopo. E comunque, secondo l’accusa, non nella totalità della somma che avrebbe sottratto al fratello: mancherebbero circa 22mila euro, secondo quanto evidenziato in una ricognizione eseguita da un perito e depositata ieri in tribunale. Il giudice ha ascoltato anche il fratello che per primo l’aveva denunciata e aveva promosso ricorso civile per l’amministratore di sostegno. «Mio fratello era sotto stress, ha tentato il suicidio due volte – ha spiegato in aula -. Ha preso soldi anche miei dal conto cointestato, a mia insaputa». Il processo riprenderà il 13 febbraio con l’audizione dei testimoni della difesa.



