«Era impiccato a un ramo, non sapevo fosse il killer»

MATELICA «Quando ho visto quell’uomo appeso a un albero è stato uno choc, non avevo la più pallida idea di chi fosse. In quel momento ho fatto ciò che andava fatto». A parlare è il giovane matelicese che giovedì pomeriggio ha salvato Nazif Muslija. Vuole restare anonimo ma non si sottrae a raccontare l’esperienza vissuta.
La scoperta
«Come faccio quasi ogni pomeriggio, verso le 16 ho preso il cane (un meticcio di pastore tedesco) e sono andato verso Vinano, ho fatto un pezzo di strada asfaltata con lui al guinzaglio poi, ho imboccato un sentiero verso Sant’Anna e l’ho lasciato libero. A un certo punto ha sentito qualcosa, è andato di fretta verso i rovi e l’ho perso di vista». Temendo ci fosse un altro animale il giovane è corso anche lui tra i rovi. «Abbaiava come fa quando trova qualcosa e quando l’ho raggiunto ho visto un uomo appeso all’albero. Con una mano ho cercato di tenerlo su e con l’altra ho tastato i pantaloni, avevo delle chiavi in tasca e con quelle ho segato la corda». Con l’adrenalina in circolo è riuscito a sfilacciare la corda di nylon «era di quelle usate in campagna per legare le balle di fieno, fosse stato un altro tipo di corda non sarei riuscito a sfilacciarlo con le chiavi. Ho cercato di metterlo supino – continua -. Aveva la faccia gonfia, ho tagliato la corda che aveva attorno al collo e da lì ho sentito un respiro rauco, affannoso. Era privo di sensi ma respirava. Fatto questo ho chiamato subito il 118. Ero sotto choc». La zona, a conca sotto la strada, non era visibile da lontano. «Ho iniziato a vedere i lampeggianti – continua il giovane -, ma non mi trovavano, così sono tornato su con il cane. Con lui non ci ho parlato, non avevo la più pallida idea di chi fosse». Lo ha scoperto quando sono arrivati i carabinieri della stazione di Matelica che hanno riconosciuto subito il macedone.
«Io sono molto vicino alla causa femminista – precisa il matelicese -, per me il tema del femminicidio è tanto presente. Sono rimasto scosso, scioccato, ma in quel contesto è l’istinto che la fa da padrona. Vedi la persona, fai quello che devi fare e la salvi. La sensazione successiva è stata traumatizzante, non era la storia di una semplice persona disperata. Per me è una storia drammatica da ogni punto di vista. Se avessi saputo prima chi fosse probabilmente avrei avuto paura per me e per il mio cane, l’avrei fatto comunque ma forse poi sarei scappato, non lo so. Penso che chiunque di buon senso vedendo un uomo impiccato a un albero avrebbe cercato di salvarlo. Ma in realtà – conclude – il vero eroe è stato il mio cane. Sui social ho letto un sacco di odio, frasi come “Ecco ora li salviamo pure”, ma io penso che odio su odio non porti nulla di utile, nonostante aborro il femminicidio non penso che una persona debba morire».




