Salute

Epstein, i processi a Netanyahu e il ricatto a Trump: ecco cosa ci sarebbe dietro l’attacco all’Iran

di Eugenio Lanza

“Edizione straordinaria: il mondo è ammalato! Ma per colpa di chi?”. Questo gridava a squarciagola un contadino nel 1995, non nella vita reale, ma nell’intro di un popolare brano di Zucchero, chiamato appunto Per colpa di chi?. Il rock blues cui poi dava vita il Fornaciari non è purtroppo più attuale, mentre gli interrogativi disperati che lo precedevano sì. Ma stavolta abbiamo la risposta.

La guerra in Ucraina, il genocidio dei palestinesi da parte d’Israele, la distruzione del diritto internazionale, e così via. Queste son forse le malattie più gravi. Ma l’artefice di una di queste tragedie, l’untore per eccellenza Benjamin Netanyahu, non è ancora contento. Il premier israeliano, latitante internazionale, non può esserlo. Perché è anche imputato in un processo domestico per corruzione e frode, da cui solo la guerra lo sta proteggendo. Finiti i conflitti, probabilmente andrebbe in galera. Ha bisogno di nemici. E ha trovato l’Iran, che ritiene una minaccia per un ipotetico programma nucleare.

Attacca il Paese già a giugno 2025, ma Trump e Teheran stessa evitano l’escalation, e chiudono la questione in 12 giorni. I mesi passano, e Trump diventa d’un tratto un bellicoso neocon, lesto a rapire Maduro per il suo oro nero. Poi accade qualcosa di molto più grave. A inizio 2026 Netanyahu insiste ancora col terrore dell’atomica iraniana. Il 27 febbraio Usa e Iran trovano un accordo: le scorte d’uranio arricchito verranno smantellate. Una soluzione diplomatica. Cioè l’incubo di Bibi. Che allora ferma subito lo spettro della pace: ordina di lanciare missili contro l’Iran.

E Trump? Trump non è libero. Nessuno alla Casa Bianca è mai stato libero davanti a Tel Aviv. Ma Donald lo è ancora meno. A causa dell’operazione del Mossad che tutti conoscete: il caso Epstein. Tutti sono convinti che il tycoon arancione sia stato ripreso da Jeffrey durante attività poco edificanti. Netanyahu non può non avere le immagini. E allora gli Usa entrano in guerra insieme a Israele. Subito con un errore: Ali Khamenei viene ucciso nel suo compound insieme alla famiglia. L’Ayatollah diviene immediatamente il più grande martire della confessione sciita, e chi lo amava ora è disposto a morire per vendicarlo. Chi lo detestava, invece, non ha più tiranni da abbattere. E capisce che l’Occidente è mai stato interessato alla loro libertà. I Pasdaran sono adesso i reali sovrani d’una nazione aggredita. Compattata dai nemici.

Il Mossad, ossessionato dalle armi nucleari, non si è accorto che nel frattempo la Repubblica Islamica si è dotata di missili supersonici e ipersonici, completamente in grado di bucare le difese Arrow e Iron Dome. In questi giorni, infatti, anche Tel Aviv brucia e rimane al buio, per poi svegliarsi con dei quartieri distrutti. Gli Stati Uniti bombardano Teheran, ma solo dopo che l’Iran ha già decimato le loro basi nel Golfo, colpendo Arabia Saudita, EAU, Qatar, Bahrain, Kuwait. E nel frattempo ha chiuso lo stretto di Hormuz, creando un danno enorme alle economie dei Paesi appena citati. I quali, magari, dopo questa esperienza potrebbero abbandonare gli Usa e cercare protezione altrove.

Sembra poi sia già stata danneggiata una portaerei a stelle e strisce, e in caso di sbarco sarebbe solo la prima. Gongola Pechino, che vuole proprio questo: veder indebolire l’economia e la talassocrazia americane. Per poter riprendere Taiwan senza opposizioni. Tutto per un ottantenne tenuto per la gola da un genocida, che intanto ha già dato vita ad una nuova sanguinosa invasione del Libano. È l’assurda “catena-Epstein”, che potrebbe trascinare il mondo nel baratro, insieme ai suoi viscidi protagonisti.

A questo punto sorge però anche una curiosità: se gli States dovessero invece tirarsi indietro, chi otterrebbe l’egemonia regionale?

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