Ambiente

Ente Risi, l’accordo Mercosur è una minaccia concreta per il riso made in Italy – Prodotti Tipici



L’accordo tra Ue e Mercosur
garantendo un accesso a dazio zero per il riso sudamericano
senza un analogo trattamento per il prodotto europeo
“rappresenta una minaccia concreta” per la produzione made in
Italy di settore. Lo sottolinea l’Ente Risi, interpellato
dall’ANSA alla vigilia della riunione tra i Paesi europei per
l’eventuale consenso all’intesa tra Ue e Mercosur. “Il
potenziale produttivo del Mercosur è sei volte superiore a
quello dell’Unione Europea: parliamo di 15 milioni di tonnellate
di risone contro i soli 2,5 milioni prodotti nel Vecchio
Continente. In questo scenario, il Paese che entra maggiormente
in rotta di collisione con il nostro è l’Uruguay, che produce
circa 1,5 milioni di tonnellate di risone — una cifra speculare
alla produzione media italiana — esportando ben il 95% del
proprio raccolto. Una dinamica simile interessa il Paraguay,
mentre il Brasile, pur rappresentando il 75% della produzione
dell’area, destina quasi tutto il prodotto al consumo interno.


   
L’Argentina si attesta invece su una posizione intermedia,
esportando il 40% del proprio riso” precisa un’analisi
dell’ufficio Area Mercati dell’Ente nazionale Risi. Per la
presidente dell’Ente Nazionale Risi, Natalia Bobba,”questa
intesa non tutela i nostri risicoltori perché la Commissione
Europea sembra ignorare il forte malcontento del settore
minacciato dall’assenza di reciprocità e da importazioni
agevolate da Paesi che non hanno gli stessi standard ambientali,
produttivi ed economici dell’Europa. È indispensabile che non
entrino nell’Unione prodotti ottenuti senza il rispetto degli
stessi standard di sicurezza alimentare garantiti dalle nostre
aziende. L’Ente Nazionale Risi si adopererà in ogni sede
affinché vengano introdotte garanzie reali sulla protezione
delle nostre produzioni con efficaci clausole di salvaguardia ed
efficienti sistemi di controllo da parte delle autorità preposte
sui prodotti importati nell’Ue.” La sfida, dunque, riguarda
anche l’equità delle regole. Senza questo allineamento, il riso
coltivato in Italia — già penalizzato da costi di produzione tra
i più elevati al mondo a causa dei vincoli normativi e della
qualità del lavoro — si troverebbe a competere in una posizione
di insostenibile svantaggio


   

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