Elena Gavrilakos: «Ecco perché anche se ci sono dei figli si può ottenere la nullità del matrimonio»
Se ho avuto dei figli all’interno di un matrimonio, posso comunque chiedere la nullità? Questa è una delle domande più frequenti alle quali si trova a rispondere Elena Gavrilakos, avvocata rotale e presidente del collegio degli avvocati del Foro Ecclesiastico piemontese, che comincia con noi una rubrica dedicata ai temi legati al matrimonio religioso. «Molte persone anche oggi pensano che non si possa chiedere la nullità di un matrimonio religioso», spiega, «se da quel matrimonio sono nati dei figli. In realtà non è assolutamente così».
Sta dicendo che anche con dei figli si può chiedere la nullità?
«La Chiesa valuta la validità del matrimonio concentrandosi su ciò che è avvenuto al momento del consenso, cioè quando i due sposi hanno detto di sì davanti a Dio. Se in quel momento mancavano degli elementi essenziali, come la libertà interiore, la maturità affettiva o la reale intenzione di costruire un’unione stabile e duratura, il matrimonio può essere dichiarato nullo, anche se poi sono nati dei figli».
Che cosa si intende per libertà interiore?
«Pensiamo, ad esempio, a una donna che si è sposata perché era in gravidanza e ha subito delle pressioni familiari o sociali per farlo. In quel momento manca la libertà interiore. Non è stata costretta con la pistola, però lo stato di gravidanza l’ha fortemente condizionata. Anche se i tempi sono cambiati, ci sono ancora molti giovani che di fronte all’arrivo di un figlio sentono fortemente il dovere di sposarsi. Ma non è una scelta libera: c’è un evento esterno che spinge al matrimonio».
Se la sposa è andata all’altare perché incinta, ma poi il matrimonio dura a lungo, si può comunque chiedere la nullità?
«Anche se dall’unione sono nati dei figli e se il matrimonio è stato lungo, si può chiedere comunque la nullità se appunto si è in grado di dimostrare che, fin dall’inizio, mancavano le condizioni per un vero matrimonio-sacramento. Bisogna ritornare a quando si è formato il consenso».
Non volere figli nel momento dell’unione può essere un motivo di nullità?
«Assolutamente, e poco importa se poi per le pressioni dell’altro partner magari un figlio è nato. Basta che uno dei due, nel momento in cui si è sposato, non volesse averne, per potere chiedere la nullità. Questa circostanza va provata attraverso dei testimoni. È necessario che qualcuno, un amico, un collega, un familiare, dica, ad esempio: “Aveva detto che non voleva aver figli, preferiva viaggiare, divertirsi, fare carriera”. Ho visto molti casi così. Poi il figlio arriva e ovviamente viene amato e accettato, però per la Chiesa il matrimonio resta nullo».
E i figli in tutto questo?
«Questo è un punto estremamente importante, sul quale vorrei fare chiarezza. La decisione che viene presa riguardo al matrimonio nullo non tocca in nessun modo il figlio».
In che senso?
«Prima di tutto non lo tocca per il legame d’amore e di responsabilità, che resta inalterato: non può essere messo in discussione. Ricordiamo che la Chiesa da sempre non distingue tra figli legittimi e figli illegittimi, come faceva il vecchio diritto di famiglia in Italia. E anche ai figli nati da coppie conviventi non ha mai negato il battesimo».
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