Educazione sessuo-affettiva nelle scuole, se non ne parlano i prof ci pensa il web: i dati allarmanti sulla “pedagogia pornografica” e i rischi reali per chi si affida solo a internet

Nel 2026 nuove norme limitano l’educazione sessuale a scuola, subordinandola al consenso dei genitori. Questo vuoto formativo, aggravato dalla mancanza di fondi, favorisce l’aumento di infezioni e violenza di genere, lasciando i giovani soli di fronte ai rischi del web.
L’analisi della situazione scolastica tra il 2025 e il 2026 evidenzia un forte distacco tra la realtà sociale e la risposta delle istituzioni. L’Italia rappresenta ormai un caso isolato in Europa: mentre quasi tutti gli altri Paesi hanno reso l’educazione sessuale obbligatoria da decenni, il nostro sistema è bloccato in una paralisi decisionale che dura da oltre quarant’anni. Nonostante dal 1975 siano state presentate più di sedici proposte di legge per introdurre la materia, nessuna è mai stata approvata. Questa assenza di norme chiare ha lasciato il Paese senza una guida unitaria, creando confusione e grandi differenze tra le varie zone d’Italia, a tutto svantaggio della formazione degli studenti.
A differenza di Paesi come la Svezia (obbligo dal 1955) o la Germania (dagli anni ’90), infatti, l’Italia non ha mai varato una legge quadro. Le iniziative sono rimaste affidate alla buona volontà dei singoli dirigenti scolastici o a progetti regionali, creando una mappa a macchia di leopardo dove l’accesso all’informazione dipende dal codice di avviamento postale di residenza dello studente. I dati più recenti indicano che meno della metà degli studenti italiani ha ricevuto una qualche forma di educazione sessuale a scuola, e spesso questa si è limitata a sporadici interventi biologici durante le ore di scienze, privi di qualsiasi approfondimento sulle dinamiche del consenso, dell’affettività o delle relazioni interpersonali.
L’attuale legislatura ha modificato l’approccio verso l’educazione sessuale introducendo nuove norme con un Disegno di Legge approvato alla Camera nel dicembre 2025. Il testo prevede che la partecipazione degli studenti alle attività su temi affettivi e sessuali richieda obbligatoriamente il consenso scritto preventivo dei genitori: senza questa firma esplicita, l’alunno non può partecipare. Le scuole sono inoltre tenute a inviare alle famiglie tutto il materiale didattico, come slide e video, almeno sette giorni prima dell’inizio delle lezioni. Infine, per quanto riguarda gli esperti esterni, il provvedimento stabilisce che il loro ingresso in aula debba essere autorizzato preventivamente dagli organi scolastici, che hanno il compito di valutarne le qualifiche professionali.
Educazione sessuale: divieto alle elementari, serve il sì dei genitori alle medie e superiori
Il dibattito in Parlamento è stato acceso, soprattutto su quali classi includere nelle nuove regole. Inizialmente si era proposto di vietare l’educazione sessuale anche alle scuole medie, permettendola solo alle superiori. Questa idea è stata però scartata dopo le proteste di chi ritiene fondamentale dare risposte ai ragazzi già dagli 11 anni. Il testo approvato alla Camera crea quindi due situazioni diverse in base all’età degli alunni. Per la scuola dell’infanzia e per le elementari scatta un divieto totale: non si potranno fare progetti specifici su sessualità o genere, ma si studierà solo il corpo umano nelle normali ore di scienze.
Per le scuole medie e le superiori, invece, questi corsi sono permessi, ma con un obbligo preciso. Le attività si potranno svolgere solo se le famiglie daranno il loro permesso scritto: senza la firma dei genitori, lo studente non potrà partecipare.
Attività alternative senza fondi aggiuntivi: la sfida organizzativa
La nuova legge impone alle scuole l’obbligo di garantire attività formative alternative agli studenti che non ottengono il consenso delle famiglie. Tuttavia, il testo specifica che tutto questo deve avvenire a “invarianza finanziaria“, ovvero senza che lo Stato stanzi nuovi soldi per coprire le spese. I dirigenti scolastici si troveranno quindi a dover gestire contemporaneamente due gruppi distinti (chi segue il corso e chi fa altro) utilizzando esclusivamente le aule e il personale già presenti nell’istituto. I sindacati segnalano che questa complessa organizzazione a “costo zero” potrebbe rendere molto difficile per le scuole attivare concretamente i progetti.
I dati sulle infezioni sessualmente trasmesse tra i giovani
Mentre il dibattito politico si concentra sulle procedure di autorizzazione per i corsi scolastici, i dati epidemiologici mostrano una situazione sanitaria complessa. L’assenza di una strategia di prevenzione nazionale strutturata sembra riflettersi in un aumento delle patologie trasmissibili e in una scarsa consapevolezza sull’uso dei contraccettivi tra i più giovani.
Il ritorno delle infezioni: i numeri dell’ISS
I bollettini dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e delle società scientifiche segnalano un incremento di infezioni che sembravano ormai sotto controllo. I dati più recenti evidenziano:
- Gonorrea: i casi sono aumentati dell’83% in un triennio e sono quintuplicati rispetto al 2010, con una diffusione che riguarda sempre più anche i giovanissimi.
- Sifilide: tra il 2021 e il 2023 si è registrato un incremento del 25%, con un’incidenza raddoppiata negli ultimi anni, soprattutto nelle aree urbane.
- Clamidia: l’infezione è cresciuta del 21% tra i giovani. Dal punto di vista medico, questo dato è rilevante poiché la clamidia è spesso asintomatica nelle donne; se non diagnosticata e trattata, può portare a conseguenze serie sulla fertilità futura.
Contraccezione: cala l’uso del preservativo con l’età
L’analisi dei comportamenti degli adolescenti rivela una discrepanza tra l’età del debutto sessuale (media 16-17 anni) e l’uso delle protezioni. Il rapporto HBSC 2022 evidenzia il fenomeno della condom fatigue: l’uso del preservativo scende dal 69,4% tra i quindicenni al 65,9% tra i diciassettenni. L’abbandono della protezione coincide spesso con l’inizio di relazioni percepite come “stabili”, ignorando i periodi finestra delle malattie. A livello europeo, l’Italia si colloca al 23° posto per l’accesso alla contraccezione moderna.
HIV: il problema delle diagnosi tardive
Sul fronte dell’HIV, nel 2024 sono state registrate 2.379 nuove diagnosi. Il dato più critico riguarda i cosiddetti late presenters: oltre la metà delle diagnosi avviene in fase avanzata, quando il sistema immunitario è già compromesso. Si tratta frequentemente di persone che non si percepivano a rischio e che, in assenza di una consuetudine al test di screening, scoprono l’infezione con ritardo.
Il parere di psicologi e pediatri sull’educazione affettiva
Oltre ai rischi sanitari, la mancanza di un’educazione sessuale strutturata ha conseguenze dirette sul benessere psicologico degli studenti. Su questo punto, le principali associazioni di categoria, come l’Ordine degli Psicologi (CNOP) e la Società Italiana di Pediatria (SIP), hanno espresso una posizione chiara: l’educazione all’affettività non è una scelta etica facoltativa, ma un elemento essenziale per la salute mentale dei giovani.
La funzione protettiva della scuola
Secondo gli esperti, limitare burocraticamente questi percorsi significa privare i ragazzi di strumenti fondamentali. L’educazione sessuale moderna, infatti, non si limita a spiegare la riproduzione, ma aiuta a costruire l’identità, a gestire le emozioni e a relazionarsi con gli altri in modo sano. Un aspetto cruciale riguarda la prevenzione degli abusi sui minori. Studi clinici dimostrano che parlare di questi temi già tra i 5 e gli 8 anni aiuta i bambini a capire che il loro corpo è inviolabile e fornisce loro le parole giuste per rifiutare o denunciare attenzioni improprie. Il divieto di trattare questi argomenti alla scuola primaria, previsto dalle nuove norme, rischia di rimuovere questa importante rete di protezione.
Il disagio psicologico e l’inclusione
La scuola gioca un ruolo centrale anche per il benessere degli adolescenti LGBTQIA+. Per molti di loro, l’ambiente scolastico è l’unico luogo di confronto esterno alla famiglia. Eliminare dai programmi i riferimenti all’identità di genere o all’orientamento sessuale non cancella la presenza di questi studenti nelle classi, ma rischia di aumentarne il senso di isolamento e il cosiddetto “minority stress”, una condizione legata a tassi più alti di depressione e disagio psicologico.
Educazione olistica: i dati sull’efficacia
Infine, la letteratura scientifica fa chiarezza su un timore diffuso tra le famiglie: che parlare di sesso inciti i giovani a farlo prima. I dati dell’UNESCO smentiscono questa idea. Esistono due approcci: quello fondato sul divieto e sulla paura, e quello “olistico” (promosso dall’OMS), che tratta la sessualità come un aspetto naturale della vita. Le ricerche dimostrano che i ragazzi che ricevono un’educazione olistica tendono a posticipare la prima esperienza sessuale rispetto ai coetanei non educati. Questo accade perché acquisiscono maggiore consapevolezza e spirito critico, strumenti necessari per non cedere alla pressione del gruppo e per capire quando si sentono davvero pronti.
Violenza nelle giovani coppie e il ruolo del web: i dati 2024
La prevenzione della violenza di genere rappresenta un motivo centrale per sostenere l’educazione affettiva nelle scuole. I dati raccolti nel 2024 mostrano che le dinamiche aggressive colpiscono anche le relazioni tra adolescenti, smentendo l’idea che questo problema riguardi soltanto gli adulti.
I numeri della violenza tra i banchi
L’indagine “Survey Teen 2024“, realizzata dalla Fondazione Libellula, descrive una situazione allarmante: la violenza nelle giovani coppie è un fenomeno diffuso. Il 30% degli adolescenti ammette di aver agito violenza (fisica, psicologica o digitale) verso il partner, mentre il 41% dichiara di averla subita. Preoccupa molto anche l’aspetto culturale. Per la metà degli intervistati (50%), la gelosia rappresenta una prova d’amore invece che un segnale di pericolo. Comportamenti di controllo ossessivo, come pretendere le password dei social, ispezionare il cellulare o vietare uscite con certi amici, vengono ampiamente accettati. Manca spesso la base stessa del rispetto: circa un ragazzo su cinque ritiene normale baciare o toccare qualcuno senza consenso o insistere dopo un rifiuto. In mancanza di un intervento scolastico, i ragazzi apprendono modelli basati sul possesso.
Il web come “supplente” educativo
Senza un’educazione scolastica strutturata (ferma al 4% di incidenza) e con le famiglie in difficoltà, lo spazio formativo viene occupato dal mercato. I giovanissimi reperiscono le informazioni principalmente attraverso la pornografia online, accessibile a tutti senza filtri.
Gli esperti avvertono che questo “maestro virtuale” propone una sessualità distorta: performativa, spesso aggressiva, priva di dialogo e di precauzioni anticoncezionali. Le conseguenze psicologiche sono evidenti: aumentano tra i ragazzi l’ansia da prestazione e la vergogna per il proprio corpo, frutto del confronto costante con gli standard irreali visti nei video. In assenza di una voce alternativa che parli di rispetto e intimità, il porno rischia di diventare l’unico manuale a disposizione dei ragazzi.
Domande frequenti e timori dei genitori: fact-checking e risposte
In un clima di polarizzazione mediatica, è naturale che i genitori abbiano dubbi. Di seguito, analizziamo le obiezioni più comuni alla luce delle evidenze scientifiche e pedagogiche internazionali.
“Insegneranno a mio figlio/a come fare sesso: non voglio!”
Verdetto: falso. L’Educazione Sessuale Olistica (CSE), promossa dall’UNESCO e dall’OMS, non è un manuale di istruzioni per l’atto sessuale. È un percorso educativo che mira a sviluppare il pensiero critico, il rispetto e la consapevolezza.
- Cosa dice la scienza: studi longitudinali dimostrano che i programmi di educazione sessuale non aumentano l’attività sessuale né la precocità dei rapporti. Al contrario, i giovani educati tendono a posticipare il primo rapporto sessuale rispetto ai coetanei non educati, proprio perché acquisiscono la capacità di dire “no” e di riconoscere quando non sono pronti;
- Cosa si insegna: nelle fasce più giovani, si parla di rispetto del corpo, confini personali, e differenza tra “tocco buono e tocco cattivo”. Nelle fasce adolescenziali, si affrontano temi come il consenso, la contraccezione e le infezioni, ma sempre in un quadro di affettività e responsabilità.
“Di queste cose se ne deve occupare la famiglia, non la scuola”
Verdetto: vero in teoria, problematico nella pratica. La famiglia ha e deve mantenere un ruolo primario nell’educazione valoriale dei figli. Tuttavia, i dati dimostrano che la famiglia da sola spesso non basta o arriva troppo tardi.
- Il dato reale: solo il 4% degli adolescenti italiani dichiara di aver ricevuto un’educazione sessuale completa a scuola o in famiglia. La maggioranza assoluta si auto-educa tramite internet e la pornografia;
- La collaborazione: la scuola non vuole sostituire i genitori, ma supportarli. Molti genitori si sentono imbarazzati o impreparati su temi come le nuove droghe dello stupro, il sexting o le malattie sessualmente trasmesse moderne. Un’educazione scolastica scientifica offre una base neutra su cui poi la famiglia può innestare i propri valori morali e religiosi. Anche documenti della Chiesa Cattolica riconoscono che, pur spettando ai genitori il primato, la scuola ha un ruolo sussidiario necessario.
“Ma poi diventa gay! Vogliono insegnare l’ideologia gender”
Verdetto: falso e scientificamente infondato. Non esiste alcuna evidenza scientifica che l’educazione sessuale possa influenzare o modificare l’orientamento sessuale di un bambino, che è una caratteristica innata e profonda della personalità.
- Cos’è il “Gender” a scuola: quando i programmi scolastici parlano di genere, non si riferiscono a “fluidificare” l’identità dei bambini, ma a decostruire gli stereotipi rigidi (es. “le donne devono pulire, gli uomini comandano“) che sono alla base della violenza domestica. Insegnare che un maschio può piangere o che una femmina può fare l’astronauta serve a prevenire il bullismo e la violenza, non a cambiare l’orientamento sessuale;
- Prevenzione del suicidio: parlare di orientamento sessuale a scuola serve a proteggere i ragazzi LGBTQIA+ dal bullismo omofobico, che è una delle prime cause di suicidio giovanile. L’obiettivo è creare un clima di rispetto per tutte le persone, indipendentemente da chi amano.
“Sono troppo piccoli per sentire certe cose”
Verdetto: Dipende da cosa si dice, ma il silenzio è pericoloso. L’educazione sessuale è strutturata per fasce d’età (age-appropriate).
- Prevenzione Abusi: Ai bambini di 5-9 anni non si parla di rapporti sessuali, ma si insegna la “regola della biancheria intima” (nessuno può toccare ciò che è coperto dagli slip) e come chiedere aiuto agli adulti di fiducia. Studi clinici dimostrano che i bambini che ricevono questa educazione sono molto meno vulnerabili alle molestie sessuali, perché sanno riconoscere un comportamento inappropriato e hanno le parole per denunciarlo. Vietare l’educazione alle elementari, come fa il DDL Valditara, rimuove questo scudo protettivo fondamentale.
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