Ed Harcourt – Orphic | Indie For Bunnies
“El Magnifico” ha finalmente garantito ad Ed Harcourt quell’attenzione che gli album precedenti e le numerose colonne sonore non sempre avevano generato almeno nella seconda parte della sua carriera. Elogi meritati per un artista elegante in ogni sua incarnazione come dimostra anche il nuovo disco “Orphic”.

Un album nato tra gennaio e febbraio 2025, periodo solitamente buio e piovoso in Inghilterra che Harcourt ha passato “ibernato” nel suo studio, il Wolf Cabin, tra varie chitarre e un pianoforte (si cimenta anche con una cigar box guitar) alla ricerca di un sound analogico diverso dal mood sperimentale e avant garde di “Monochrome To Colour“.
Titolo ispirato al film “Orphee” di Jean Cocteau per undici brani cantati e vissuti, che fanno i conti con il passare del tempo. L’inizio è soft, introspettivo ma intenso con “Under The Still And Lonely Sky” e “By The Light Of The Silver Morning” ballate raffinate nelle melodie, negli arrangiamenti.
“A Ghost Walked Through Me” dedicata a Dave Rosser dei The Afghan Whigs introduce un tocco di morbida psichedelia, tono che in “O Gentle Death” diventa spettrale (non a caso è stata scritta per la colonna sonora di un film di fantasmi ancora inedito).
“Yesteryears”, “Mercurial” e “Winter’s Sigh” sono il fulcro di “Orphic”, ne racchiudono l’essenza misteriosa e un po’ esoterica ma sempre affascinante. Torna la primavera in “The Low Spirits” uno dei brani più pop di Harcourt che continua a celebrare i suoi eroi, “In The Embers Of A Dying Flame” è infatti ispirata a David Lynch.
“Baby’s Gone To Seed” è un’altra ballata iper melodica che cerca il lato positivo anche nei momenti peggiori, chiusura folky con una “The Patron Saint Of Restless Dreamers” matura e consapevole aggettivi che potrebbero ben descrivere l’intero album. Ed Harcourt resta se stesso, un musicista che sa regalare emozioni.
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