ecco perché non pubblichiamo il video
Se da una parte le segnalazioni di degrado sono quotidiane, ben documentate dai residenti che, a ragion veduta, vogliono portare all’attenzione di forze dell’ordine e amministrazione comunale (anche tramite la stampa) i problemi di piazza Umberto, dall’altra è arrivato il momento di sottolineare che c’è un limite che non andrebbe superato. Non è la prima volta che uno dei protagonisti del “degrado” della piazza del quartiere murattiano di Bari viene immortalato da reporter improvvisati che non si pongono il problema di rischiare di ledere la dignità di una persona con evidenti difficoltà. Il riferimento è a quella donna che ogni settimana – così come viene segnalato da più cittadini – utilizza gli spazi verdi di piazza Umberto come un bagno a cielo aperto. Armata di bottiglie piene d’acqua si denuda completamente e si lava, noncurante di ciò che avviene intorno, della presenza di donne e bambini o delle stesse forze dell’ordine che a volte presidiano una delle aree più popolate di Bari.
Il comune sentimento di frustrazione di chi assiste a queste scene è da comprendere, perché per molti prevale un senso di impotenza che spesso porta a puntare il dito contro Comune di Bari, Polizia, Carabinieri; è a loro che si chiedono risposte, per non assistere più a quelle scene imbarazzanti a cui si aggiungono situazioni ben più gravi, come il consumo e lo spaccio di droga tra la gente o il sesso in pubblico all’interno di bivacchi fatti di cartone. Da giorni circolano sulle chat WhatsApp le immagini di questa donna, nuda, indifesa, ripresa per l’ennesima volta in un video fatto con il cellulare da un soggetto che, forse in maniera superficiale e senza rendersi conto che quella è comunque una persona, immortala la scena della doccia in piazza e diffonde il tutto sui social.
È un video forte, che in pochi minuti diventa virale nelle chat tra singoli e di gruppo, ma che sicuramente non fa ridere. Anzi, dovrebbe far pensare che si sta assistendo a un alto momento di disagio di una donna che ha evidente bisogno di aiuto. Supporto che, a quanto pare, i servizi sociali del Comune di Bari avrebbero provato a fornire a più riprese ma con scarsi risultati, probabilmente per la riluttanza della donna, convinta di fare la cosa giusta. Perché questa non è la normalità, è una persona che vive per strada e che, anche sbagliando, fa di necessità virtù, si lava come può e come fanno tanti che non si fanno vedere solo perché hanno un maggior senso del pudore.
La domanda che ci si dovrebbe porre è: cosa fare in queste situazioni? Una risposta unica e giusta non c’è, non abbiamo la presunzione di saperla. Il consiglio è quello di segnalare sempre alle forze dell’ordine, anche se può essere considerato solo un palliativo o un’azione non risolutiva. Ma c’è qualcosa che non si deve fare, perché semplicemente non è giusto: riprendere situazioni al limite, esporre una persona al ridicolo, alla vergogna e trattarla come un fenomeno da baraccone. Per questo, nel tempo in cui il mondo del giornalismo soffre e sembra aver perso autorevolezza agli occhi dei lettori, sarebbe facile scivolare nella tentazione del clickbait: un video come quello della signora nuda farebbe certamente migliaia di contatti e commenti. Ma andrebbe a discapito di un paio di cose: la deontologia del giornalista – che non è di certo il passante “sceriffo” che davanti a una scena del genere prende lo smartphone e filma – e il buon senso. Ecco perché stavolta scegliamo di fare un passo indietro, ben consapevoli che piazza Umberto è un luogo “caldo” della città, di cui spesso ci troviamo a scrivere anche per episodi poco piacevoli. Questo della signora che si lava davanti a tutti rientra sì nell’alveo di quella emergenza sicurezza: ma ciò non toglie che sia una persona, che sia in difficoltà, e nessuno ha il diritto di darla in pasto ai social. “Preferirei di no”, diceva lo scrivano Bartleby di Herman Melville rifiutandosi di svolgere lavori che lo mettevano a disagio. Preferiamo essere Bartleby.




