ecco perché gli iraniani stanno prendendo di mira la Turchia
Per la seconda volta questa settimana le sirene sono risuonate dalla base aerea di Incirlik, in Turchia. La base, che è la più importante struttura Nato del suo fianco sud- orientale, è stata presa di mira da un missile balistico iraniano per la prima volta otto giorni fa. Come allora, il missile di questa mattina è stato abbattuto dalla contraerea dell’Alleanza Atlantica.
Gli abitanti di Adana, che si trova a 10 chilometri dalla base, sono stati svegliati dal lugubre allarme, poco prima del comunicato diffuso da Washington in cui annunciava la chiusura del suo consolato ad Adana, esortando tutti i cittadini americani a lasciare la Turchia sudorientale.
Dall’inizio della guerra, i pasdaran iraniani hanno lanciato attacchi in tutto il Medio Oriente, soprattutto contro i paesi del Golfo, ma Ankara non sembrava essere un obiettivo dato il ruolo di mediatrice nei primi colloqui tra Usa e Iran. La Turchia però è pur sempre un membro geostrategico della Nato, pertanto la mancanza di segnali che facciano presagire un’imminente fine del conflitto, l’ha fatta entrare nel mirino del regime iraniano. Che, tuttavia, non intende colpirla davvero come sta facendo con i paesi del Golfo. Si tratta di avvertimenti affinché il presidente turco Recep Tayyip Erdogan faccia pressione sull’alleato Donald Trump con il quale ha stretto un rapporto piuttosto forte.
Ciò a cui stiamo assistendo in Turchia ė l’estensione del “piano Khamenei”. La Guida Suprema iraniana, prima di essere uccisa, aveva messo a punto un piano di reazione che prevede il lancio di missili in tutta l’area per indurre le leadership dei paesi colpiti a ribellarsi alla guerra israelo-americana e chiedere a Trump di finirla. I paesi del Golfo l’hanno recepito, ma Israele e Stati Uniti non sembrano voler lasciare le presa. A questo punto i pasdaran hanno fatto entrare in gioco la Turchia, nonostante gli ottimi rapporti. Il regime iraniano ora spera che il governo turco faccia tutto il possibile per fermare almeno le bombe di Trump, se non quelle israeliane. Per ora ad accogliere le speranze di Teheran è stato il leader del partito di minoranza della coalizione di governo: l’ultranazionalista ed estremista di destra Devlet Bahçeli, a capo del MHP.
Il Sultano per ora preferisce mandare avanti il suo partner. Durante un iftar (cena di rottura del digiuno di ramadan) ad Ankara, a cui hanno partecipato funzionari del partito e parlamentari, Bahçeli ha chiesto un cessate il fuoco e una de-escalation immediati.
“Gli Stati Uniti e Israele dovrebbero ritirarsi dall’Iran”, ha affermato, aggiungendo che “il dialogo e la diplomazia devono sostituire le armi: a parlare deve essere la politica, non i proiettili”.
Il leader del MHP ha sottolineato che sono in gioco gli interessi diplomatici e di sicurezza di Ankara. “La Turchia deve essere cauta. I tentativi di trascinarla in uno scontro con l’Iran o altri Stati della regione devono essere affrontati con serietà e determinazione“.
La Turchia è di nuovo al centro dello scacchiere.
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